Una vittoria quasi italiana

Gianluigi Quinzi, nato a Padova ma trasferito con la famiglia da piccolo a Porto S.Giorgio, nelle Marche, oggi  diciassettenne,  ha vinto l’edizione 2013 del torneo di Wimbledon under 18 quinzi winbledon ; ciò avviene 26 anni dopo l’ultima vittoria di un altro italiano, Narciso, la cui carriera tennistica  può però considerarsi buona ma non eccellente, visto che mai è riuscito a vincere un torneo del circuito ATP.

Winbledon è tra i primi tre tornei al mondo e la vittoria di Quinzi è senza dubbio un evento importante per tutto il movimento del tennis italiano.

La carriera di Gianluigi è brillante. Importanti successi già a 10 anni, a tredici i è il più giovane tennista nelle classifiche Itf Junior e l’anno successivo conquista quattro tornei .

Più avanti conquista tornei che sono stati vinti da campioni come Federer, Borg, Lendl. Ed adesso Wimbledon.

quinzi bambino Insomma, si  sta affacciando sul palcoscenico internazionale un giovane tennista, italiano, che promette molto  bene. E questo quaranta anni dopo Adriano Panatta, esploso dopo aver vissuto  sin da piccolo a stretto contatto con il mondo del tennis romano, grazie al padre Ascenzio, custode del “Tennis Club Parioli” .

L’esplosione di Gianluigi invece, ha radici un po’ diverse .

La madre, sportiva,  è stata nella nazionale di sci e di pallamano, mentre il padre è presidente del circolo di tennis di Porto S.Giorgio.

Il ragazzo dotato di indubbio talento a otto anni viene cercato da Nick Bollettieri, fondatore, ex proprietario e direttore della più importante accademia del tennis a livello mondiale,  in Florida negli USA, che gli offre  una borsa di studio. Accademia che ha sfornato decine di campioni.

Da quel momento Gianluigi  lascia l’Italia per studiare e soprattutto allenarsi al meglio, grazie anche all’apporto economico della famiglia. Attualmente vive a Buenos Aires, dove si allena con il suo coach, Eduardo Molina.

quinzi intervista

Insomma, se hai talento e davvero vuoi emergere devi andare all’estero, come del resto sempre più spesso capita nel mondo del lavoro.

Questo perché, come ormai abbiamo sperimentato, in Italia lo sport a livello scolastico è vissuto quasi come un peso mentre  le società sportive  fanno quello che possono. Tanta passione, poca programmazione, disponibilità economiche al lumicino ed attività svolte in strutture rimaste ad un trentennio fa.

Ci aggiungiamo che il Coni  destina quasi il 50% del totale dei fondi pubblici al calcio, lasciando  tutti gli altri sport a racimolare quanto più possibile dal rimanente. Calcio, che è  soprattutto rivolto a pagare stipendi,  ai calciatori ed agli allenatori,  che risultano essere ormai fuori da ogni grazia del cielo !

Godiamoci la vittoria e le aspettative future di Quinzi, ma prendiamo anche spunto da questa storia per ridiscutere l’approccio con il mondo dello sport, considerando che è certamente uno dei fenomeni emergenti della nostra società, non solo per l’emotività che lo circonda, ma anche per la complessità gestionale e per le risorse che coinvolge, dagli sponsor al mondo del volontariato. Senza dimenticare che, anche per mezzo dell’indotto,  raggiunge il 3% del PIL italiano ed occupa quasi il 40% delle trasmissioni televisive.

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