Una bella pizza all’Unesco

Patrimonio dell’Unesco è quell’etichetta che viene assegnata a quei beni come piazze, castelli, palazzi, chiese, dipinti ecc. che come dice il nome rappresentano un patrimonio dell’umanità da salvaguardare nel tempo;  siti che hanno particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale.

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Da una decina d’anni ormai l’Unesco ( United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) ha esteso questa etichetta, oltre che al patrimonio materiale anche a quello immateriale e cioè come la Convenzione spiega : Si intendono per ‘patrimonio culturale immateriale’ pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.

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Se ci pensiamo bene l’intervento dell’Unesco in favore del patrimonio immateriale va di pari passo con il recupero di antiche ricette, di arti, mestieri e consuetudini, che da più parti ed a più livelli si sta verificando, con lo scopo oltre che di mantenere viva le conoscenze, tramandando alle nuove generazioni la genuinità, il sapere ed il lavoro, anche per rilanciare settori dell’artigianato abbandonati.

Ultimamente per i beni immateriali l’Unesco ha inserito nella lista, per far capire, la pratica dello yoga, la rumba cubana e la birra belga.Ed a voi vi vengono in mente altre candidature ? A me parecchie, anche perché il nostro paese è pieno di cose da tramandare.

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Ma intanto dalle nostre parti freme l’attesa per l’esito della candidatura dell’arte dei pizzaiuoli napoletani e della pizza, promossa con oltre un milione di firme nei primi mesi del 2016, ancora in attesa di risposta. Non avendo dubbi che la pizza sia ormai un patrimonio del mondo intero, i nostri pizzaioli si sono già sbizzarriti nel progettare la nuova Pizza Unesco, che sarà immessa sul mercato ed inserita nei menu non appena verrà ufficializzato il suo inserimento nella lista dell’Organizzazione.

 

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