Un grazie ai Rolling Stones !

Il 2 dicembre 1973 fu la data della prima domenica italiana di “austerity”. Per fare fronte all’emergenza energetica dovuta alla riduzione della produzione di petrolio e all’embargo deciso dai governi arabi nei confronti degli stati amici di Israele, anche il governo italiano presieduto da Mariano Rumor deliberò, ultimo in Europa, una serie di misure di contenimento forzato dei consumi energetici.

Tra i provvedimenti di “austerity” ci fu la crescita del costo della benzina, la riduzione dell’illuminazione pubblica dei comuni, l’adeguamento dei limiti di velocità per le auto, l’anticipo della chiusura per i negozi e per gli uffici pubblici. Ma soprattutto il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati su tutte le strade pubbliche, urbane ed extra­urbane, dalle ore 0 e sino alle ore 24 di tutti i giorni festivi (domeniche o infrasettimanali). Questa restrizione durò fino al 10 marzo 1974, quando fu poi introdotta la circolazione a targhe alterne.

La stessa immagine l’ho rivissuta 44 anni dopo, precisamente sabato 23 settembre 2017, nella mia città, Lucca. E stavolta non devo ringraziare i provvedimenti di “austerity” o ambientali, ma i Rolling Stones.

Si proprio loro, il gruppo musicale rock più famoso al mondo, quasi immortale, che la sera del 23 settembre si è esibito negli spalti delle Mura delle città medioevale toscana. Per tale evento è scattato un piano della viabilità che ha imposto il divieto di circolazione totale in un’ampia zona della prima periferia, la più trafficata ed inquinata di Lucca.

Così noi cittadini lucchesi, in quel benedetto sabato 23 settembre, anche se non particolarmente interessati al concerto, ci siamo impadroniti delle strade, le abbiamo osservate, attraversate, insomma le abbiamo per un giorno godute e non detestate.

E così il pensiero è tornato all’austerity; si è riassaporata la stessa libertà e lo stesso entusiasmo delle domeniche festose degli anni ’70. Anche perché da noi le domeniche ecologiche, non ci sono mai state.

Entusiasmo che è stato quasi maggiore della partecipazione del folto pubblico seguace dei Rolling Stones, che sì, in fondo in fondo a qualche canzone si è appassionato, ma certamente non come le attese e soprattutto come il mondo dei media vorrebbe far credere.

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