Un gossip da fermare

Giovedì 2 giugno, festa della Repubblica,  sul pontile di Forte dei Marmi, come si può vedere dalle foto,  svolazzavano al vento decine di  sottovesti di colore rosso. Proprio in quei giorni era partita l’iniziativa di un drappo rosso ai balconi delle abitazioni, oppure nei parchi pubblici, per  ricordare Sara ( la ragazza ammazzata e poi  bruciata a Roma ) e tutte le donne uccise.

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Il bilancio dei primi cinque mesi del 2016 è drammatico. 55 donne uccise, vittime di femminicidio, fatti avvenuti all’interno della famiglia o della coppia.

Ed i media,  imperterriti, continuano a raccontare, in qualsiasi fascia oraria,  nei minimi dettagli gli scenari dei crimini. Eccessi di narrazione del male,  che ritengo inopportuni e che personalmente evito di seguire. L’ accanimento narrativo della cronaca nera porta a spettacolarizzare ed enfatizzare i fatti e così,  il giornalismo,  arriva al punto di perdere le sue funzioni sociali, orientando la società verso passioni imprevedibili.IMG_20160602_161301

Tanti la penseranno diversamente, cioè che il femminicidio non può provocare emulazione, dato che nessuno perseguita e minaccia l’ex compagna perché lo ha sentito raccontare in tv. Forse è vero che non è un atto isolato, ma solo un ultimo passaggio di una lunga serie di violenze, ma ritengo che comunque debba necessariamente esserci più attenzione al disagio contro i rischi di imitazione.

E’ giusto parlare di omicidio, di violenza, di terrorismo, come grandi temi,  in un tempo ragionevole, ma  non è giusto portarli avanti come gossip e con storie quotidiane che propongano immagini e risvolti maniacali, particolarmente precisi.

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