Una giornata al Pronto Soccorso

Noi toscanacci troviamo sempre la via per rendere meno dure molte situazioni. Intervalli preziosi che ci permettono di sorridere e di vedere, qualche volta, anche il bicchiere mezzo pieno. Eccone un esempio.

Mezz’età, maschio, toscano, disinvolto è entrato, si è guardato un poco attorno e poi arrivato davanti al letto, ha sussurrato al fratello (che assisteva il padre): ma allora, se malauguratamente ci fosse una guerra o una vera epidemia, qua dentro cosa succederebbe?

Siamo al pronto soccorso di un nuovissimo ospedale di una provincia della Toscana, il quale è stato il luogo di una mia esperienza durata quasi un giorno, come accompagnatore di una zia con disturbi cerebrali, tra il 2 ed il 3 gennaio.

La situazione che mi si è subito presentata è stata quella di un reparto molto piccolo in totale congestione, corridoi pieni di pazienti sulle barelle, le poche stanze quasi tutte in “open space” dove la riservatezza ed il riguardo verso il malato sono soltanto un lontano ricordo. Persone e familiari con problemi molto diversi tra di loro a stretto contatto, cioè proprio fianco a fianco, con evidente aumento di rischi di contagio e di peggioramento dello stato di salute. Impossibilità di trasferimento in reparto perché non c’erano posti disponibili. Parecchie ore (nel nostro caso con codice verde in entrata, trasformato subito a giallo, 7 ore per vedere il primo medico) di attesa per essere almeno visitati e capire gli eventuali esami da fare. Personale medico ed infermieristico sottoposto, nelle difficoltà di un lavoro snervante, a continue proteste da parte dei pazienti o dei loro accompagnatori.

Nel frattempo, nella stanza dove mi trovavo con la zia, assieme ad altri, ogni tanto si alzava una voce decisa di una paziente, stesa in barella, purtroppo non più molto in testa, la quale tra le altre cose diceva: perché tutti questi musi lunghi; su ridete un po’?

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Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è un problema diffuso in tutto il mondo sviluppato con sistemi sanitari ad accesso universale, cioè analoghi al SSN italiano. Ma in alcuni paesi come la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda, nell’ultimo decennio,  il sovraffollamento è stato affrontato e gestito con interventi mirati sul sistema, sia normativi che gestionali (per esempio stabilito per legge che i tempi massimi di permanenza non possono superare le 6 ore, attivazione di unità di pre-ricovero e pre-dimissioni). Da noi invece tanti moduli compilati nel tempo per chiedere la nostra opinione sul Pronto Soccorso, ma la situazione, in tutto il paese, continua a peggiorare.

Ma ancora in piena notte, in una stanzina (poco distante da dove mi trovavo io) molto affollata, nella quale si mescolavano sulle poltrone pazienti in grado di camminare ed accompagnatori, c’era un signore sull’ottantina, alto, in attesa di visita, con un fare incerto ( aveva senz’altro alzato troppo il gomito), che intratteneva le altre persone con battute e barzellette, che dovevano essere veramente simpatiche, perché le fragorose risate che accompagnavano la fine dei racconti si udivano a parecchia distanza, facendo innervosire il personale a lavoro. Ma non solo, coloro che uscivano poi da quel luogo si asciugavano gli occhi, per fortuna, non per la disperazione, ma per le risate.

Viene dunque da chiedersi: la tanto sbandierata attenzione dei vertici delle ASL verso il Pronto Soccorso c’è stata oppure no? A parole tutti dicono che sono stati potenziati, a fatti non sembra ( solo un po’ di tecnologia in più sta permettendo di informatizzare gli esami e le cartelle cliniche). Perché veniamo tutti al pronto soccorso? Molto spesso perché ci ha mandati il medico di base, che forse a turno dovrebbe partecipare alla vita del reparto in questione, per rendersi conto di come viene gestito, al fine di ponderare meglio un eventuale invio di pazienti .

Ma allora, come render meno dura questa situazione? Intanto con una barzelletta, poi vedremo, tanto il tempo per pensarci c’è, viste le lunghe attese.

Una vecchietta è al pronto soccorso dopo essere stata accidentalmente colpita durante una manifestazione di piazza sfociata in rissa. Il dottore per compilare il referto le chiede: – Allora signora… lei afferma di essere stata colpita nel tafferuglio? – No dotto”… un po” più in alto… ‘.

Stefano Bortoli

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