Tutti dentro

E’meglio che non sia localizzato; per tale motivo non faremo mai riferimento a nomi, date, attività, luoghi che possano comprometterlo.

Lo abbiamo incontrato per caso in una zona di transito, lo abbiamo conosciuto ed apprezzato, è di nazionalità turca. Persona buona, conviviale, democratica, politicamente corretta. Anche se non ha mai compiuto atti o azioni al di fuori della legge, ma anzi è stato apprezzato nell’importante ruolo che ha ricoperto fino al giorno della pensione, il nostro interlocutore, nonostante l’età avanzata, ci ha detto che si tiene “alla larga” dalla sua terra. Per il solo fatto di non essere d’accordo con le scelte del Presidente turco Erdogan. E siccome preferisce un clima non troppo rigido, avendone le possibilità economiche, sei mesi vive in una modesta casa in Italia, mentre nel restante periodo dell’anno in una isola fuori dall’ Italia, nel Mediterraneo, in una altrettanto modesta e piccola casa.

Nella sua nazione la situazione di pericolo non cenna a placarsi. A volte può bastare una battuta in un bar, un commento che possa essere intercettato lunga la strada, oppure anche la sola supposizione di qualcuno, vicino al potere. Con la scusa di cacciare i presunti oppositori, rei di aver organizzato il golpe, poi fallito nel 2016, si è ormai perso il conto delle persone arrestate o meglio dire, “epurate”. Sembra uno sproposito, ma si parla già di oltre 150mila persone imprigionate, cittadini di ogni ceto sociale. Militari, magistrati, poliziotti, medici, insegnanti, semplici operai; per non parlare poi dei giornalisti.

Tutti dentro. Questo sembra essere lo slogan e l’attività più “gettonata” degli ultimi due anni in Turchia. Gli arresti di massa possono raggiungere anche le mille persone a settimana. Basta una semplice presunzione di essere oppositore.

Questa tremenda situazione interna,quasi surreale,  viene troppo spesso sottaciuta dal resto del mondo, in quanto gli interessi economici e politici che ruotano intorno allo stato turco sono tanti, essendo la Turchia posizionata in una zona geografica troppo importante e strategica per gli equilibri del mondo.

Ma nonostante tutto,  la nazione è ancora viva da un punto di vista economico e sociale.  Pur avendo un alto debito, una crescente ed alta inflazione (legata alla svalutazione della lira turca) ed una non trascurabile disoccupazione, la Turchia attraverso i contributi governativi alle imprese, i finanziamenti privati e i crediti internazionali, continua ad investire in importanti infrastrutture pubbliche ed in opere private (costruzioni ed industria). Solo per citarne uno, entro la fine del 2018 sarà aperto il nuovo aeroporto internazionale di Istambul, vero crocevia del mondo.

Ed allora: come dobbiamo identificarla ? Forse si tratta di un regime industriale.

Ma non solo. I prossimi investimenti pubblici riguarderanno anche la costruzione, già prevista, di più di 200 carceri, lungo tutto il territorio.

A sentire questa ultima notizia, ripensando al nostro interlocutore turco, persona perbene, si resta impietriti e non riusciamo neppure più ad andare avanti nel racconto. Ci dispiace.

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