Grandissima passione o business implacabile ?

Partiamo dai più piccoli. Devo essere franco. Mi fa rabbia ed anche un po’ tristezza veder sfilare i bambini delle scuole calcio dei nostri quartieri vestiti di tutto punto con indumenti marchiati e copiati dalle principali società calcistiche italiane.

Piccole realtà di quartiere, un tempo tirate avanti dalla passione e dal sacrificio per il calcio giovanile di pochi intimi, che oggi si pavoneggiano per un’affiliazione a questa o quella  società di serie A. I bambini, ingenui, spesso attratti dal nome blasonato,  che riecheggia qua e la nell’ambiente, sono assecondati dai genitori che vanno anche a spendere somme non indifferenti per vedere  il  proprio figlio tirare  dei calci al pallone, ma almeno vestito da “grande campione” e con la speranza che qualcuno dall’alto dia consigli importanti e intraveda nel piccolo quelle doti “nascoste” che altri non riescono a percepire.

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Invece ricordo con entusiasmo ed apprezzo quelle poche società sportive che vanno

avanti con il proprio nome, i propri colori sociali e che si identificano ancora con la comunità di appartenenza . Insomma quanti non hanno trasformato una passione in un business.

Proprio il business sta condizionando e disamorando la folta platea degli appassionati di calcio. Perché oggi il calcio è tutto a pagamento. Non si gioca più per l’orgoglio di onorare la maglia, si gioca per un ingaggio sempre più alto. Si pagano somme assurde per  i giocatori migliori, si acquistano le partite per essere viste in  tv  e purtroppo spesso si comprano pure le partite sul campo, grazie anche a milioni di scommesse che partono dai server asiatici e che condizionano tutto il sistema calcistico europeo.

Dove finirà, allora, la passione nei prossimi anni? Si conserverà solo nelle partite di calcetto nei campi di periferia, visto che ormai anche il calcio giovanile sembra indirizzato verso il business ?

Proprio la passione e non il business è alla base di una storia che può davvero diventare la “bandiera” della rivolta al sistema attuale.

Siamo in Inghilterra nella città di Manchester, dove il calcio è leggenda.  Fondato nel 1878,  il Manchester United  è una delle squadre più vincenti del calcio inglese e mondiale. Chiunque sognerebbe di giocare con i Red Devils ( diavoli rossi ) nell’Old Trafford ,  stadio nel quartiere di Trafford della Greater Manchester, che ospita gli incontri casalinghi appunto del Manchester United. I tifosi del Manchester sono stati sempre  tutt’uno con la società e con gli atleti, tutti uniti per la stessa passione.

Fino a quando,  nel 2005,  qualcosa spezza l’equilibrio e l’unione di intenti tra la  società e parte dei  tifosi.

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Con l’avvento dell’imprenditore americano Malcolm Blazer alla proprietà del Manchester United, la società inglese ha definitivamente svoltato, trasformando la passione in un business. E questo a molti tifosi  non è andato giù. La cosa più semplice sarebbe stata quella di allontanarsi dalla squadra o ancor peggio di rivolgersi alla vicina concorrenza ( Manchester City ). Ma niente di tutto questo. Alcuni  hanno deciso che era giunto il momento di tornare all’antico e che la squadra doveva essere ripresa dai suoi veri proprietari : i tifosi.

Essendo, per ragioni economiche, soltanto impensabile di rientrare in possesso dello storico club inglese, il gruppo dei delusi ha deciso di far nascere una nuova squadra di calcio con gli stessi colori sociali ed un nome più o meno uguale.  Fc United of Manchester.

A otto anni dalla nascita, la squadra si trova in settima divisione inglese, in quanto dopo una serie di promozioni consecutive, negli ultimi tre anni l’  Fc United of Manchester  si è sempre arreso nella finale spareggio per la promozione alla categoria superiore. Ma il morale è sempre alto ed i progetti futuri sono interessanti. Anche perché  i numeri sono confortanti.

Tremila tifosi/soci con diritto di voto per tutte  le decisioni di indirizzo della società; una fabbrica abbandonato trasformata in sede ed ufficio, duemila spettatori di media a partita, progetto per uno stadio di proprietà con due milioni di sterline già raccolti su una spesa totale prevista di cinque milioni e mezzo, annuale giornata di eventi familiari sempre più partecipata .

Insomma la mission dell’  Fc United of Manchester  sarà quella di  restare per sempre una organizzazione no profit, dove  i tifosi dimostrino che possedere e gestire con successo una società calcistica è possibile.

Insomma il calcio sarà ancora  straordinaria passione o passerà definitivamente al business spietato? La risposta ci potrebbe venire da questa foto scattata in un WC pubblico di Imst , cittadina del tirolo austriaco, dove anche per far pipì ci viene chiesto di buttare la palla in rete .

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