Sopravvivere senza governare

Dopo il drammatico crollo del ponte di Genova, i cittadini cominciano davvero a preoccuparsi che la frase fatta “mettere in sicurezza il paese”, sia davvero una urgente necessità e non soltanto uno spot da campagna elettorale.

Ma intervenire, nel nostro paese, è sempre più difficile. Per la morfologia molto varia, per gli insediamenti ormai presenti, cresciuti non sempre nel rispetto dei principi urbanistici, per il fardello del debito pubblico, che rallenta ogni possibile investimento, per la burocrazia che obbliga ad estenuanti trafile ed attese.

Sopravvivere senza governare è l’azzeccato titolo di un libro, di molti anni fa, del politologo Giuseppe di Palma, in quanto è la vera rappresentazione sintetica, ma efficace, di come la maggior parte dei politici italiani, con incarichi di governo, sia locali che nazionali, abbiano gestito la cosa pubblica, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo. Ultimamente ci sarebbe anche maggiore responsabilità sociale da parte degli amministratori, ma le risorse sono davvero limitate e pertanto la situazione rimane difficile.

Tutti siamo un po’ corresponsabili dello stato delle cose e tutti oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Questo è bene non dimenticarlo, anche perché la maggior parte del popolo italiano ha sempre pensato più che altro al proprio “orticello” ed a mandare al potere chi favoriva ciò.

Non c’è da preoccuparsi troppo…oppure … a volte l’immobilismo paga … Questi sono stati i pensieri e le modalità di azione di tanti dirigenti ed amministratori pubblici, che hanno preferito una democrazia lenta e non decidente, oppure hanno finto di essere operativi, promuovendo interventi, troppo spesso solo frettolosamente inaugurati, prima della loro messa in attività, che poi non è mai avvenuta.

Ma alla lunga l’immobilismo, che è l’effetto della sopravvivenza senza governare, può logorare la democrazia, riducendo pericolosamente le sue riserve di consenso.

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