… sono solo frasi ad effetto

I presunti nuovi leader forti che troviamo in giro per il mondo cercano di conquistare le masse puntando soprattutto su frasi ad effetto.

Premono l’opinione pubblica per un ritorno all’autarchia (autogoverno, autosufficienza economica, in cui non sono presenti relazioni commerciali con l’estero e l’ecosistema economico nazionale non è influenzato dalle tendenze internazionali), crediamo soprattutto psichica, visto che nel XXI questo tipo di progetto ci appare irrealizzabile.Usano soprattutto parole come protezionismo, nazionalismo, razzismo, autonomia, piena indipendenza, economia chiusa, muri, frontiere.

Tutti termini che vanno ad investire campi come l’immigrazione, l’industria, gli scambi commerciali, la politica, il sociale, l’economia, l’occupazione. Proclami che in tanti cominciano a considerare seriamente e che hanno come effetto intermedio di vedere trionfare alle elezioni, in alcuni casi, questi nuovi leader, a parole protezionisti.

Nella maggior parte dei casi si presentano arroganti, arringano le folle con frasi di rottura e di rottamazione dei vecchi sistemi, anche se pensandoci bene le loro teorie sono più che altro difensive e non offensive, in quanto programmano di chiudersi all’interno dei propri confini.

Ma come dicevamo all’inizio, in un mondo circolare come quello di oggi, dove è possibile vedere nitidamente ogni giorno, in ogni settore, la spinta alla costante interdipendenza tra popoli, economie e fonti, effetto di un processo di globalizzazione ormai inarrestabile, come è pensabile che si possa ritornare ad una politica e ad una economia chiusa? Con la globalizzazione in atto e con il commercio elettronico mondiale, è difficilmente immaginabile un ritorno ai dazi, alle barriere, all’attento controllo dei confini. Dopo la trasformazione e le aperture che ci sono state nel mondo, anche per merito della tecnologia, non è credibile di tornare indietro chiudendoci a riccio su noi stessi.

E’ evidente a tutti che la globalizzazione ha abbattuto la povertà estrema, ha ridotto le diseguaglianze. Non per niente i pochi paesi rimasti protezionisti sono ridotti veramente agli stenti (ad esempio la Corea del Nord).

E’ altrettanto vero che i problemi in giro sono molti: immigrazione non controllata e non gestibile, criminalità diffusa, disoccupazione e difficoltà sociali crescenti. Ma non pensiamo che tutto ciò sia possibile risolverlo con il protezionismo.  

Nel mondo tira un’aria di rifiuto di libero scambio (forse perché in giro è più facile sentire chi fa la voce grossa): “Britain first” e “America first” sono gli slogan più gettonati degli ultimi tempi. Saranno frasi ad effetto che si ridurranno poi a provvedimenti solo di facciata? Ancora non lo sappiamo, staremo a vedere, anche se la Cina ha già fatto capire che nel caso fossero imposte limitazioni e dazi alle proprie merci, la stessa nazione non perderebbe un istante per applicare la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente”, ripagando con egual moneta i provvedimenti ad essa contrari.

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