I social nei sacchetti bio

L’inizio dell’anno ha portato, come spesso accade da noi, diversi rincari (luce, gas, autostrade). Qualche mugugno c’è stato, ma poca cosa.

La cosa invece che ha sembra abbia fatto imbestialire una parte del popolo italiano (non sappiamo se sia stata amplificata ad arte per distrarre l’attenzione su altre faccende), è la polemica sui sacchetti riciclabili a pagamento per l’ortofrutta, obbligatori per legge dal primo gennaio.

O siamo noi davvero strani oppure c’è qualche burattinaio dietro che manovra i fili delle notizie e cerca di far spostare l’attenzione generale su alcune questione di dubbia rilevanza.

Questo mi sembra uno dei tanti casi che con l’avvento delle moderne tecnologie viene amplificato dall’utilizzo dei Social network, che bene o male sono una vera arma a servizio di molti. Arma che può regalare libertà di parola, intrattenimento e socialità, ma che può anche essere usata per indirizzare e far arrabbiare i cittadini al momento giusto.

Così in questi giorni più che altro corre sui social la ribellione contro la tassa sui sacchetti biodegradabili, in cui si pesa il fresco nei supermercati. E’ una vera e propri bufera sui sacchetti bio, a pagamento da inizio anno. Che i media stanno riverberando.

Perché i social se ci pensiamo bene, stanno di fatto prendendo il posto di sindacati e partiti. Sindacati inconsistenti e partiti disorganizzati, impegnati a gestire sia i problemi interni che il loro ruolo di ricerca e conservazione del potere, e quindi quasi assenti dalle questioni comuni.

Molte altre imposizioni fiscali, ben più pesanti di questa, che nel tempo si sono succedute, bene o male sono state “assorbite”, senza grandi polemiche. E ci sarebbe stato invece da protestare, eccome!

In questo caso mi fa strano tanto schiamazzo, per qualche centesimo in più a settimana.

La protesta per il pagamento dei sacchetti bio la vedrei alla stregua per esempio delle proteste sui social per i selfie dei personaggi con gli animali morti, della rivolta per gli autovelox che in certi casi cercano davvero di dare una fregatura al viaggiatore, dei tifosi di calcio in rivolta contro la società o contro un giocatore, delle questioni di residenti per i campi rom da sgomberare.

I social sembrano fatti per queste polemiche, ma non dimentichiamo che invece devono prima di tutto favorire la vita reale e le relazioni sociali tra gli individui.

Pubblicato in Cultura - Media, Notizie e con Tag , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

2 − 2 =