Sempre più automi, sempre meno uomini

I sensori è inutile negarlo, sono dispositivi comodi, efficaci, istantanei, che ormai hanno invaso ogni campo tecnologico ed ogni ambito della nostra vita. Ce li troviamo un po’ ovunque: dalla casa, all’industria, alle auto, all’agricoltura ecc. Insomma, la loro applicazione è infinita. Anche il wc può illuminarsi o scaricare l’acqua dopo i nostri bisogni, senza dover utilizzare procedimenti manuali, se assistiti dal sensore.

Il sensore è un dispositivo che si trova in diretta interazione con il sistema misurato. Ma a volte le misurazioni eccedono, ci circondano e l’ansia da prestazione ci prende, si fa pressante.

Così per ogni evenienza in commercio troviamo anche sensori che misurano il nostro stress, facilmente indossabili grazie a dei braccialetti flessibili.

Non ci resta allora che andare a praticare un po’ di sport, agonistico o amatoriale che sia, per scaricare lo stress che la tecnologia ed i sensori ci stanno imponendo.

Magari lo fosse ! Oggi anche ogni sport ha i propri sensori, che non lasciano scampo a nessuno. Baseball, golf,  tennis, calcio, basket, corsa, ciclismo e chi più ne ha più ne metta: le applicazioni nelle attività sportive sono infinite.

Così la tecnologia sta creando non più atleti portati alla fatica, geniali o creativi, ma automi, che dovranno agire in base alle singole rilevazioni che i sensori indossati avranno monitorato. Migliaia di rilevazioni che, quando elaborate, analizzano lo stato fisico, le prestazioni, le statistiche di gioco, i movimenti, i km percorsi e così via.

Come non ha più senso di parlare di preparazione in alta quota, di ossigenazione, di organizzazione di una stagione attraverso un ritiro, perché lo stato di salute e l’attività di ogni atleta viene definita settimanalmente in base a cosa dicono i dati provenienti dai sensori, così l’estro di ogni giocatore deve sottostare ad altrettante rilevazioni che potrebbe far cambiare le modalità di approccio e di comportamento durante una gara. Ad esempio nel basket un sensore messo in prossimità del canestro riesce a leggere la parabola di tiro e la traiettoria della palla, in modo tale da allenare il giocatore ad una costanza nella tecnica di tiro, che deve essere quella giusta per fare canestro.

E cosa dire di alcune società di calcio che per monitorare i propri calciatori, li obbligano ad utilizzare un braccialetto collegato allo smartphone? Questo per misurare sempre alcuni parametri (frequenza e variabilità cardiaca, pressione), che consentano di analizzare il grado di stress, il principale nemico da battere durante una prestazione sportiva. In questo modo, in tempo reale, ogni mattina, all’allenamento, il preparatore atletico conoscerà già le condizioni psico-fisiche di ogni ragazzo, senza doverlo guardare neppure in volto, così da organizzare velocemente programmi personalizzati, in base allo stato di salute che le tante informazioni rilevate dai sensori hanno trasmesso.

Riusciremo mai a ribellarci a questo assedio? Ritroveremo la nostra rispettabilità di essere umano o ci trasformeremo in un mondo di automi?

 

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