Roma

Ogni giunta comunale di destra, di sinistra, del M5S sta lasciando il proprio segno. Che porta al crescente sfascio della città.

Tutte le amministrazioni hanno cercato di salvaguardare almeno, per quanto possibile, il centro turistico ed i palazzi del potere di Roma, per ben apparire almeno in “vetrina”.

Poi all’interno “del negozio”, dove effettivamente si vive la città, è sempre più degrado. Poche strade e rovinate, alberi pericolanti lungo le vie, mancanza di manutenzioni ai giardini pubblici, servizi di trasporto non più commentabili, gravi problemi alla gestione dei rifiuti, periferie ai limiti del collasso organizzativo e sociale, ecc. ecc.. Per non parlare del crescente malaffare che, in una situazione di simile degrado, trova terreno fertile.

E nonostante tutto, i Governi nazionali che hanno finanziato Roma Capitale nel tempo, per tenerla a “galla”, con elargizioni straordinarie, sono tanti. E’ bene ricordarlo.

A questo punto cosa tirar fuori dal cilindro?

A me l’unica cosa che viene in mente, prende spunto dalla riforma del 2015 dell’ex Ministro dei Beni Culturali Franceschini, che per rimettere a posto i più importanti musei pubblici d’Italia, nominò tanti direttori stranieri o italiani di ritorno da prestigiose esperienze all’estero. Nella lista dei 20 nominativi, 7 erano stranieri, 13 italiani di cui 4 tornati da esperienze professionali qualificanti fuori confine. Scelte di altissimo valore scientifico per colmare gli anni di ritardo con gli altri paesi, in una nazione, la nostra, piena di bellezze artistiche da valorizzare e far funzionare al meglio.

L’intuizione sembra aver portato frutto. Le criticità sono state rimosse, i musei hanno ripreso quota e procedono bene.

Ed allora, una proposta, una provocazione (ma non poi non troppo), visto il fallimento di tutte le amministrazioni al potere di Roma degli ultimi decenni. Perché non affidare ad un commissario straniero, lontano da ogni amicizia politica e finanziaria italiana, di spessore ed esperienza nella guida di metropoli ed a alcuni suoi stretti e fidati collaboratori, l’amministrazione capitolina per almeno 5 anni?

A questo punto,  “tentar non nuoce”.

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