Roma, una città allo stremo ed il sogno di risanamento

Dal ’93, prima elezione diretta del Sindaco, a Roma si sono alternati alla carica di primo cittadino Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino ed oggi troviamo la Raggi.

Un po’ tutti i colori politici hanno governato: centrosinistra, sinistra, centro destra, Movimento Cinque Stelle. E nonostante che la Capitale abbia anche avuto, in termini economici, ripetuti favori dal governo centrale, i bilanci non quadrano mai, i debiti continuano a crescere ed i servizi offerta al cittadino sono sempre peggiori.

La città è veramente allo stremo delle forze. Al Sindaco attuale, Virginia Raggi, vogliano attribuire la buona fede con cui cerca ancora, dalla nomina del giugno 2016, di “iniziare” il proprio mandato, bloccata dalle tante polemiche, forse anche ingigantite ad arte dai certi poteri forti. Ma diciamolo, il compito assegnatole sembra proprio troppo grande per lei.  Ad oggi, mese di febbraio 2017, non ci resta che constatare tutta la sua inadeguatezza.

Anche perché gestire la cosa pubblica a Roma è impresa veramente ardua. Non importa fare tanti giri di parole. La frase che calza a puntino, tipica di rassegnazione e di rabbia, che ci fa capire la situazione è questa: “è tutto un magna magna”.

Ed allora come uscirne?

Senza dubbio va ricostruita una classe dirigente, che porti ad avere una amministrazione pulita efficace. Ma per far ciò ci vuole tempo, ci vogliono diversi anni. E nel frattempo?

Se l’attuale Sindaco arriverà prima o poi ad alzare bandiera bianca, io faccio una proposta un po’ provocatoria, ma necessaria per rimettere in carreggiata in qualche modo la “città eterna”.

Propongo (forse meglio dire sogno), per un quinquennio, un organo monocratico, un soggetto nominato dal Governo, di fatto un commissario prefettizio, una persona preparata, uno con le così dette “palle”, un tipo che viene da fuori, un soggetto non influenzabile, lontano dagli intrallazzi politici, il quale, coadiuvato da un gruppetto di esperti (non indigeni, anche stranieri, provenienti da importanti esperienze di gestione della cosa pubblica in altre grandi metropoli europee o mondiali ) specializzati nei settori chiave (ad esempio bilancio, mobilità, rifiuti ),  possa, in un tempo ragionevole, togliere non solo il “marcio” da Roma, ma far nuovamente ripartire la grande macchina della pubblica amministrazione e della gestione dei servizi .

Nel frattempo il compito della politica dovrà essere quello, non di stare a guardare, ma di ricostituire con attenzione e cura una nuova classe dirigente locale romana, che, alla fine del mandato dell’organo monocratico, potrà riprendere in corsa, dopo nuove elezioni, un sistema pubblico rigenerato e soprattutto già rodato, così da continuare ad operare speditamente.

Ancora un sogno. Ci piacerebbe davvero riproporre un giorno, con orgoglio, la frase di Albero Sordi, grandissimo attore e comico, nato a Trastevere: Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.

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