Rinnovabili sì, aggredire i corsi d’acqua no

Gli incentivi legati alla produzione di energie rinnovabili sono serviti per favorire e dare slancio all’installazione di fonti ed alla produzione stessa delle energie alternative, che giustamente e finalmente sono entrate nella nostra vita.

Sole, vento, acqua, calore del sottosuolo. Tante le possibilità di fonti alternative nel nostro paese, che aiutano l’ambiente e la vita delle persone.

Ma noi oggi dobbiamo per un momento parlare del “mini idroelettrico”, perché in tanti ce lo chiedono.

Con il nome “mini idroelettrico” si vuole  individuare tutte quelle piccole centrali che utilizzano la velocità, la portata ed i salti dell’acqua, per produrre ed immettere nella rete elettrica un po’ di elettricità, in cambio di denaro.

Da profani si pensa subito che si tratta di una bella iniziativa. Sembrerebbe così, solo che se andiamo a sentire quanti vivono quotidianamente i corsi d’acqua e le zone dove sono installati questi impianti di produzione, si comincia a storcere la bocca.

Da nord, a centro, a sud, ci sono proteste anche perché il problema si sta allargando.

Il malumore è rivolto al fatto di avere centraline poco utili perché producono poca energia, ma nel contempo creano torrenti ingabbiati, sottraggono acqua al corso naturale dei fiumi, alterano i paesaggi, formano allagamenti e favoriscono le erosioni. Ed inoltre ci va messo pure l’ esproprio di alcuni terreni a servizio degli impianti.

Per chi produce energia dal “mini idroelettrico” invece,  l’appetito vien mangiando, visto che l’investimento si ripaga in pochi anni, grazie alle alte tariffe riscosse e agli incentivi ottenuti. Ed allora, via ad aggredire anche i corsi d’acqua secondari, cercando di ampliare la portata d’acqua, perché il business c’è e porta frutto.

Così gli impianti si moltiplicano; dopo aver sfruttato fiumi e torrenti, oggi i mini impianti si possono trovare anche all’interno degli acquedotti, di vecchi mulini e di piccoli canali di irrigazione.

Attenzione bene. Il carattere di pubblica utilità con cui viene fatta passare questa produzione di energia, non giustificata l’impoverimento ed il danno per la cittadinanza e, in certi casi, per l’ambiente.

A Lucca, per esempio,  il caso dei fossi in piena è evidente, perché c’è da mantenere alta la produzione delle piccole centrali idroelettriche. Non solo nella periferia della città, con l’acqua che scorre velocemente ed arriva fin quasi al ciglio della strada, ma anche lungo gli spalti delle antiche Mura. I fossi in piena sono pericolosi per i cittadini e danneggiano sia le case lungo il corso d’acqua che  il paramento delle Mura. Inoltre creano allagamenti ripetuti un po’ ovunque e, per ultimo, sottraggono troppa acqua al fiume Serchio.

Oltre ai cittadini, a Lucca, anche il Presidente dell’Opera delle Mura e l’Autorità di Bacino stanno alzando la voce,  anche perché con tutta l’acqua che sta passando dai fossi, il rumore è tanto e, chi dovrebbe sentire, non ci riesce

Pubblicato in Notizie e con Tag , , , , , , , , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

3 + uno =