Riace ed il suo sindaco Lucano: cerchiamo di addentrarci nel contendere

E’ necessario riaprire il discorso già fatto alcuni anni fa su Riace con il pezzo ” Riace,esempio di arricchimento reciproco“.

Oggi dobbiamo cercare di approfondire la questione, i guai ed il dibattito su Riace e sul suo sindaco. Lo riteniamo importante, perché il “modello Riace” fino a poco tempo fa era acclamato, non solo in Italia, ma persino in tutto il mondo.

Abbiamo pensato innanzitutto di illustrare i fatti in forma cronologica.

  • Fino al 1997 Riace era uno dei tanti paesini un po’ tristi dell’entroterra calabrese in via di spopolamento;
  • nel 1998 con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina ci fu l’inizio di un nuovo corso, grazie ad un’associazione locale, la quale decise di aiutare i migranti sbarcati mettendo a disposizione alcune case abbandonate un po’ distanti dal paese.
  • Da quel momento l’attuale sindaco di Riace, Domenico (detto Mimmo) Lucano, oggi sospeso, maturò la sua proposta politica e sociale (di integrazione tra comunità locale ed immigrati) che iniziò ad essere vissuta dal 2004.
  • Come dicevamo dal 2004 il paese di Riace ha concesso ospitalità a migliaia di richiedenti asilo, provenienti da 20 diverse nazioni, preoccupandosi di farli integrare nel tessuto cittadino, attraverso l’accoglienza diffusa, con ospitalità in appartamenti indipendenti ed inserendoli nel mondo del lavoro per mezzo di diverse cooperative create appositamente. Ciò è potuto avvenire grazie ai fondi dell’Unione Europea e delle Regione Calabria per il recupero degli immobili, come pure ai fondi che lo Stato attraverso la Prefettura destina allo Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati). Va detto che fino agli anni 2000 il Comune di Riace aveva a bilancio annuale, per le politiche sociali, la modestissima somma di 6mila euro. Con l’avvento degli immigrati e tutte le iniziative ad essi collegate, attraverso il trasferimento dei fondi pubblici, nel 2016 il bilancio di Riace aveva registrato, sempre per le politiche sociali, 2,7 milioni di euro di spesa, il valore più alto in assoluto pro-capite destinato alle politiche da parte di un Comune italiano.
  • Proprio il 2016 è stato un altro anno significativo, ma in senso opposto, dato che ha visto il momentaneo (che sembra definitivo) stop al trasferimento pubblico di denaro in favore del Comune di Riace.
  • Il blocco dei fondi deciso alla fine del 2016 dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria ha riguardato le somme per il mantenimento dello Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati che coinvolge gli enti locali), visto che una indagine interna stava rilevando una gestione troppo “domestica” delle spese, con poca chiarezza nelle prove documentali, cioè di come le somme ricevute erano state spese. Non arrivando più i trasferimenti pubblici nel Comune di Riace le attività locali che avevano fatto rinascere il paese sono in difficoltà ed alcune vengono chiuse. Una sorta di abbandono da parte delle istituzioni.
  • Il 2 ottobre 2018 viene arrestato (domiciliari) il sindaco di Riace Domenico Lucano accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, conseguenza dell’indagine partita nel 2016.
  • Il 16 ottobre 2018 al sindaco di Riace vengono revocati gli arresti domiciliari ma gli viene imposto di non dimorare più nel paese, dal quale deve allontanarsi.

Fino a qui il susseguirsi dei fatti.

Ma da inizio 2018 e soprattutto dal 2 ottobre 2018 il mondo economico/politico/culturale si sta contrapponendo nelle fazioni pro e contro Domenico Lucano e la “sua” Riace.

Lungi da noi dare giudizi, che sarebbero troppo affrettati, la speranza è quella che le indagini della polizia e della magistratura possano raggiungere una verità, che alcune volte, come dalla locuzione latina – In medio stat virtus– sta nel mezzo al contendere.

Ma noi dobbiamo ancora raccogliere in poche righe le motivazioni che sono in favore o contrarie a questo piccolo paesino sperduto nell’entroterra calabrese ed al suo Sindaco, divenuti un caso italiano ed internazionale, per il modo davvero unico di “fare accoglienza”.

La fazione dei pro proclama l’innocenza di Mimmo Lucano e pensa che il suo metodo di accoglienza dia solo fastidio a molti. Con le azioni messe in campo (taglio dei finanziamenti ai progetti di accoglienza prima e le accuse al sindaco dopo) si pensa che si voglia ritornare allo stato delle cose del 1997. La stessa fazione ricorda che l’iniziativa tra comunità locale e immigrati, non solo ha salvato il paese dal completo abbandono, ma è diventata pure un’occasione di sviluppo sociale, culturale ed economico, che richiama oltretutto turisti da tutto il mondo e rappresenta un presidio di legalità per il territorio e pertanto è essenziale che i fondi continuino ad arrivare.Ed inoltre la fazione dei pro ricorda come Lucano abbia dedicato all’accoglienza buona parte della propria vita, combattendo battaglie personali e raccogliendo riconoscimenti internazionali di assoluto valore, senza alcun arricchimento personale.

La fazione dei contro invece si batte sul fatto che non si tratta assolutamente di un processo politico da parte di Salvini, visto che l’indagine sulle irregolarità di Riace e del suo arrestato sindaco erano state avviate dal ministro Minniti, con i governi del PD. Scarsa chiarezza nelle fatturazioni, occultazione di fondi, mancato controllo da parte degli organi del Comune: questi alcuni dei tanti dubbi. Ma allora, i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo, come sono stati davvero utilizzati? Ed è giusto continuare ad erogare i fondi per il mantenimento anche dopo che le attività di inserimento create dal Comune hanno preso forma, oppure è doveroso che ogni cooperativa di lavoro riesca ad andare avanti con i propri mezzi?

Insomma, gestione di denaro pubblico fuori legge o volontà politica di affossare questo modello?

Ognuno si darà la propria risposta, in attesa, speriamo, della verità della magistratura. Noi a queste domande vogliamo rispondere solo con una frase ritrovata i giorni scorsi in un editoriale di Goffredo Buccini, giornalista del Corriere della Sera (persona che non ha mai manifestato posizioni anti immigrati): chi ha delle buone ragioni da difendere, proprio per questo, deve comunque stare dentro la legge.

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