Pronto, chi parla?

Pronto cosa, pronto chi? Se ci pensiamo bene è davvero un’usanza un po’ strana il modo di rispondere al telefono in Italia, anche se la parola “pronto” può davvero indicare la nostra predisposizione ad essere pronti ad ascoltare il nostro interlocutore.

Nella lingua inglese invece, chi risponde al telefono usa il termine “hallo”, che è un modo di salutare, come il nostro “ciao”, mentre per esempio in Svizzera chi risponde al telefono utilizza il proprio cognome (anch’io a volte mi sono imbattuto in colleghi italiani che rispondevano al telefono alla maniera svizzera, forma molto professionale).

 Ed allora perché da noi si è introdotto il “pronto”?   

Sembra che l’usanza risalga ai primissimi tempi della telefonia, quando tutti i collegamenti telefoni dovevano obbligatoriamente passare da un intermediario, un operatore, un centralinista, che tentava di prendere la linea e poi avvisava l’abbonato quando il collegamento con l’altra parte era “pronto”, cioè quando il contattato era “pronto” a ricevere la chiamata.

E’ anche vero ormai che oggi, con le moderne tecnologie, non solo è bypassata la trafila del centralino, ma è possibile sapere in anticipo chi ti sta chiamando, così da regolare l’approccio e  la forma della risposta, ma ancor prima capire se è il caso o meno di rispondere.

Stefano Bortoli

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