Ponte Morandi: una sfida ai limiti dell’impossibile

Dopo aver sudato le sette camicie per la predisposizione e la votazione del decreto sulla ricostruzione del Ponte Morandi, ci dovremmo quasi essere all’inizio dell’opera, intanto con la demolizione dei monconi rimasti ancora in piedi. Poi dovrebbe partire la costruzione del nuovo viadotto (costo teorico poco più di 200 milioni di euro), ponte che cambierà nome, anche se ormai, la brutta storia passata ed il nome del ponte Morandi con riferimento alla tragedia, rimarrà per sempre.

La società Autostrade, sbattuta fuori dalla porta della demolizione e della successiva costruzione del nuovo viadotto, aveva dichiarato che in 8 mesi dal via (un tempo record) lo avrebbe ricostruito. Speriamo almeno che Autostrade o qualche altro escluso non facciano ricorso e non blocchino i lavori.

Il Commissario Straordinario del ponte ed anche Sindaco di Genova, Bucci, nella recente conferenza stampa ha illustrato che la ricostruzione, in base al progetto offerto gratuitamente dall’Architetto Piano, sarà seguito da un team di altissimo livello e realizzato da una cordata di imprese di primordine, composta da Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr.

Lo stesso Commissario ha anche affermato, come nel caso di Autostrade, che a fine 2019 il viadotto sarà pronto…anche se non sarà accessibile per quella data, sarà aperto solo nel 2020

I buoni progetti ci dovrebbero essere, il team di esperti pure, le buone aziende idem, come pure esistono buoni propositi e le dichiarazioni pubbliche di impegno. Tutto sembra al suo posto.

L’opera è bene in vista, sia agli occhi degli italiani ma anche a quelli di molti paesi europei, anche perché la viabilità del nord ovest, adesso è zoppa ed attende un segnale importante.

La sfida di una ricostruzione presto e bene è stata lanciata e con essa oltre che giocarci i mesi di ritardo ci giochiamo anche l’ultimo spicchio di faccia del paese. E’ una sfida molto importante ma anche delicata, perché, per l’Italia è ai limiti dell’impossibile.

Infatti le statistiche dicono che da noi le opere che vanno dai 100 milioni in su, fino alle grandi opere, dalla progettazione al collaudo impiegano mediamente 4 anni e mezzo, con un minimo di 3 anni ed un massimo di quasi 15, anche perché i processi e gli step burocratici, in percentuale, occupano una buona fetta del periodo di tempo.

Quel…sarà aperto solo nel 2020…, è forse l’unica via di fuga ad un impegno perentorio, che è stato preso per dare soprattutto fiducia un po’ a tutti.

Anche se gli italiani dimenticano facilmente gli impegni mancati dai politici, questa sfida, avendo un respiro che va oltre confine, è un po’ diversa dalle altre.

Vediamo allora se riusciremo a gestirla ed a concluderla diversamente dal solito.

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