Per avere stabilità? A volte basta la sola strategia politica

A mente fredda ripensiamo per un attimo agli ultimi tre mesi del dopo elezioni.

Le poltrone dei parlamentari hanno ondeggiando paurosamente, soprattutto nel periodo precedente alla formazione del Governo. Tutti, Presidenti della Camere inclusi, si erano appena seduti, stavano trovando la “giusta postura”, quasi non avevano ancora aperto il quaderno ed il tappino della biro. Ma l’aria, improvvisamente, si era fatta troppo pesante e, aprendo le finestre dei palazzi per prendere una nuova boccata, si sentiva subito che entrava un forte vento, che cambiava spesso direzione, senza spiegazione.

Un giorno si diceva di andare presto a votare, l’altro si diceva che non era necessario e si doveva andare avanti così. Arrivavano folate di vento inaspettate da ogni fronte che rappresentavano la tentazione di accaparrarsi, con nuove elezioni, nuovi seggi; ma subito dopo c’era il ripensamento per la fatica fatta di aver conquistato la poltrona, che faceva desistere dall’idea, oltre alla preoccupazione di come calmare i mercati finanziari.

Ora con l’insediamento del nuovo Governo c’è bonaccia, almeno all’interno dei rami del Parlamento. Vediamo quanto durerà questa stagione. 

Ma allora, cosa davvero serve per avere stabilità?

A volte può bastare anche un consenso popolare limitato. In Italia ne abbiamo la prova.

Per approfondire meglio dobbiamo fare un passo indietro nella storia politica italiana, rivisitando il percorso di un leader, per certi versi intrigante.   

Figura contraddittoria, da alcuni dipinto come un grande politico, da altri come un grande corrotto, da alcuni visto come causa del forte aumento del debito pubblico, da altri come perno della crescita economica italiana che portò la nazione a far parte del G7(il gruppo dei paesi più industrializzati).

Si potrebbe continuare ancora molto, a descrivere i pro ed i contro di una figura, quella di Bettino Craxi, che dalla fine degli anni settanta e fino a metà degli anni ’90, ha fatto la storia del nostro paese.

Ma quello che mi preme dire oggi, guardando il contesto politico attuale, riguarda, le caratteristiche di un vero stratega e politico di razza.

Craxi è riuscito a precorrere i tempi, innanzitutto dando una nuova impronta, più progressista e moderna al partito, ma soprattutto riuscendo a mantenere il potere ed i posti di comando per quindici lunghi anni, con un’azione politica lenta ma incisiva, rivolta sempre nella stessa direzione. 

Restare al comando di una nazione, anche se in coabitazione, per quindici anni, non sarebbe un elemento particolarmente significativo ed unico, ma la sua unicità sta invece nel fatto che Bettino Craxi ed il suo partito hanno mantenuto il potere nonostante che le preferenze alle elezioni politiche non abbiano mai superato la soglia del 15%, ma anzi il partito mediamente oscillava soltanto tra il 10% ed il 12%. Insomma, per farla breve, le poltrone possedute in Parlamento erano poche.

Al Governo prima con il pentapartito, poi con il quadripartito, il PSI di Bettino Craxi, è riuscito, per quindici lunghi anni, a tenere sotto scacco tutto il Parlamento, ed in particolar modo un partito un po’ in declino, come la DC, che vantava comunque percentuali di consenso ancora ragguardevoli (non sotto il 32%, con punte anche del 40%). Ago della bilancia nel confronto tra DC e PCI, il PSI ha avuto il suo massimo splendore soprattutto tra la nascita del primo governo a guida socialista presieduto dallo stesso  Bettino Craxi, nell’agosto dell’83, e la fine del suo secondo governo, in data 01/04/1987, periodo durante il quale, con il suo partito, è riuscito a controllare i principali posti di potere sia a livello nazionale che locale.

Lasciamo da parte anche le successive vicende giudiziarie e l’esilio o la latitanza, a seconda delle opinioni. A me quello che interessa mettere in evidenza, ricordando Craxi, è la sua visione politica di essere riuscito a fare l’arbitro indiscusso di un sistema politico, quello italiano, nonostante il basso consenso elettorale.

Mentre, dopo le recenti elezioni tutto è divenuto aleatorio e ribaltabile da un momento all’altro. I partiti, anche quelli con buone percentuali di consenso, si dimostrano parecchio instabili, nonostante mettano in piazza  il proprio modello di agire, che appare veloce e sicuro (ma a volte poco riflessivo). Inoltre in giro ci sono presunti leader che vanno fieri nell’ esporre la linea politica del proprio partito, dicendo che con “solo” il 19% di preferenze alle elezioni politiche non si può stare al Governo, si deve rimanere in disparte e guardare gli altri, che “devono” governare.

Mah, sarà … a volte oggi mi sembra tutto così incomprensibile …

Pubblicato in Notizie e con Tag , , , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciotto − quindici =