Parlarne è riduttivo, per capire bisogna visitarlo

L’amico Mariano mi ha raccontato molto, ma non tutto, perché le cose da dire sarebbero troppe e nonostante tutto, non esaustive. 

Con una gita organizzata, in pullman, una domenica di maggio, Mariano è andato alla scoperta di Fico, la fabbrica italiana contadina, il più grande parco agroalimentare al mondo, inaugurato a Bologna lo scorso novembre.

Partiamo dalle sensazioni e dalle realtà negative, toccate con mano. Perché tutto il resto è solo da lodare.

Per essere una bella domenica di maggio il grande piazzale per il parcheggio del pullman e delle auto era davvero poco affollato. Meno di una ventina di pullman erano presenti, come pure le auto non erano molte. Altra cosa da considerare, gli alti costi che si sostengono nel caso si decida di mangiare o comprare qualcosa, anche un semplice panino. Ma attenzione, i prodotti offerti sono tutti di primissima qualità.

Andiamo alle sensazioni positive.

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 24 con ingresso gratuito, il parco, grandissimo, facilmente raggiungibile, è stato costruito con la massima cura e senza badare a spese. In questo luogo tutto è un’eccellenza, non solo i prodotti da gustare. Spazi enormi, strutture bellissime, organizzazione ed accoglienza quasi perfetta, pulizia al top (anche i bagni non sono da meno), attenzione meticolosa ad ogni minimo dettaglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negozi, ristoranti, zone per lo svago, lo sport, la didattica, grandi aule per convegni, per corsi. Ed ancora, ogni tipo di lavorazione e produzione di alimenti e bevande visibile al pubblico attraverso vetrate. E come dicevamo prima, i prodotti offerti, da acquistare o gustare direttamente sul posto, sono tutti di primissima scelta, delle vere e o proprie eccellenze.

E poi nella parte più esterna, ampissima, raggiungibile a piedi o con dei mezzi appositamente offerti dall’organizzazione, allevamenti di ogni tipo di bestiame, vitigni, produzione di frumento, di ortaggi ecc. Tutto rigorosamente selezionato e gestito con la massima attenzione e cura.

In tutto 100mila mq, circa 700 dipendenti diretti, oltre a quasi 4000 persone che lavorano nell’indotto. Numeri non da poco.

Si può dire, senza ombra di dubbio, che la filiera agroalimentare italiana è stata chiamata a raccolta nel parco di Bologna, dove è al massimo splendore.

Qualcuno per tagliar corto si limita a fornire la versione che siamo di fronte ad un grandissimo supermercato e poco più. Ma questo giudizio sarebbe troppo riduttivo e semplicistico rispetto all ’imponenza, alla ricercatezza ed all’eccellenza che vi si trova visitandolo.

Appena mi sarà possibile vi andrò personalmente, perché per rendersi davvero conto c’è da percorrerlo. E speriamo che il parco, per poter continuare nella sua missione, sia sempre più conosciuto e visitato, perché è grandioso e la gestione necessita di sostegno e partecipazione.

Qualche foto dell’amico Mariano ci dà un’idea degli ambienti e delle strutture.

Stefano Bortoli

 

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