Pantomima o pandemia?

Non so se ve ne siete accorti ma in giro, nel nostro Paese, ci sono ormai due fazioni molto agguerrite. E nel mezzo resta comunque il virus.

Una fazione che dice che ci troviamo quasi coinvolti in una pantomima, cioé che siamo di fronte ad un virus poco più forte di una influenza, che il numero dei morti non è distante in assoluto dal numero di morti dello scorso anno nello stesso periodo,che il vero virus mortale è l’economia che va a picco, che non si dovevano chiudere le aziende e le attività commerciali, che vanno riaperte subito; che è uno Stato di Polizia che ti impone di non mettere il naso fuori da casa, perfino che ci potrebbe essere sotto una strategia dall’alto per controllare il popolo e far indebolire le aziende per poi svenderle al primo offerente, meglio se  straniero.

L’altra fazione invece pensa che tutto il mondo è alle prese con una pandemia, che il virus è molto pericoloso, che ha fatto già troppi morti, che va combattuto e debellato e,  non adottando anche per un certo periodo misure stringenti, la nazione non sarebbe ancora uscita dall’emergenza, così da indebolire in ogni caso  l’economia, ma anche e soprattutto lasciando pesanti strascichi al sistema sanitario, già in grave difficoltà, senza contare le tragedie familiari per le persone in terapia intensiva e per i morti.

Personalmente ritengo che la pandemia sia reale e sia stata valutata, anche se non da subito, col giusto peso. Consiglio inoltre a quanti pensano di essere coinvolti in una pantomima, di farsi un giro in Lombardia, in Piemonte ed in Emilia, raccogliendo testimonianze di gente comune e visitando i reparti degli ospedali incaricati di combattere il virus. Sono però anche d’accordo sulla necessità di accorciare i tempi della ripartenza per tutte le attività lavorative. In questo caso è fondamentale però che venga fatta chiarezza, organizzando bene  le modalità di approccio per un lento ritorno alla normalità, che bene o male dovrà purtroppo convivere ancora con questa difficile e pericolosa situazione. 

Stefano Bortoli

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