C’è sempre una prima volta

Abitare il tempo è alla fine il senso della vita. Nel tempo le idee forti prima o poi si trasformano in vita (a volte anche dopo molti anni),  grazie agli uomini e alle donne.

In questo caso ci sono voluti 200 anni. Perché nella città di Montgomery, capitale dello stato dell’Alabama, negli Stati Uniti, per la prima volta nei suoi 200 anni di storia, è stato eletto un sindaco nero.

Steven Reed, 45 anni, giudice della contea, al ballottaggio ha battuto col 67% dei voti David Woods, bianco, proprietario di una tv locale.

La particolarità sta nel fatto che Montgomery nel 1861 è stata la prima capitale della Confederazione formata dagli Stati schiavisti del Sud, ed un secolo dopo è stato invece il luogo di origine del movimento per i diritti civili degli afroamericani con Rosa Parks e Martin Luther King jr.

E’ per questo motivo che la nomina di un sindaco nero dopo 200 anni è una prima volta da evidenziare, perché in qualche modo cambia la storia.

E colui che ha cambiato il corso della storia, in questa caso Reed, si è sempre presentato, anche durante la campagna elettorale, con propositi di unità e pace cercando di focalizzare l’attenzione futura come dice lui “su tutte quelle cose che ci avvicinano piuttosto che quelle che ci dividono“.

Un bel segnale, in un mondo pieno di problemi e di contrasti.

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In Italia sulle tasse si scommette sempre a breve termine

Ogni anno una legge finanziaria o meglio una legge di Bilancio da approvare entro la fine dell’anno. In Italia di solito da settembre fino a dicembre la legge di Bilancio è sempre un cantiere, alla ricerca di nuove o vecchie tasse (cancellate e da ripristinare).

Molte volte a metà anno c’è pure una manovra correttiva oppure, in forma minore, una correzione di bilancio. Così anziché una volta, il balletto dei numeri e delle tasse ce lo sorbiamo due volte all’anno.

A ogni appuntamento sulla legge di Bilancio si ascoltano le proposte più bizzarre e fantasiose.

Poi alla fine si fa una sintesi, si presenta la legge di bilancio e dopo emendamenti e correzioni si vara e si applicano nuove o vecchie tasse che erano state cancellate.

Ogni anno sempre questa musica con novità e ritorni al passato.

Bella mia tassa unica che dura per decenni e che ti permette di fare programmi ed organizzare la tua vita e la tua impresa!

Ma il nostro paese è pieno di giravolte e di nuove tasse che ormai hanno parecchio frenato gli importanti investimenti esteri. In effetti… è dura andare a giocare una partita quando le regole del gioco cambiano continuamente…

Perché il carico fiscale è elevato, ma non solo quello. Anche il carico normativo e quello burocratico lo sono, come altre fonti di incertezza dipendono dalla corruzione e dallo stesso quadro normativo, che ogni anno, come detto sopra è una scommessa.

Scommessa però sempre a breve termine, come a breve termine lo sono gli investimenti sul sistema Paese Italia.

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Questa è la tua tessera personale

Questa mi sembra proprio una bella idea, forse un poco costosa, ma tecnologicamente avanzata e coerente con la formazione e la crescita di ognuno.

E quando i soldi sono spesi bene non dobbiamo lamentarci.

Perché l’iniziativa tende ad organizzare e regolamentare, dà un valore morale ad ognuno, responsabilizza ed assegna ad ogni persona uno strumento rilevante ai fini legali, anche perché contenente dati personali, che non può essere distrutto né smarrito (nel caso è obbligatorio procedere con la denuncia ai Carabinieri)

La tessera è un badge, come quello che si usa nelle aziende per timbrare l’entrata e l’uscita.

Il fine è lo stesso, rilevare l’entrata, ma stavolta non viene assegnato a dei lavoratori ma a tutti gli studenti di scuola superiore del liceo Frisi di Monza.

La tessera, consegnata ad ogni alunno il primo giorno di scuola, strettamente personale e riservata, dà certezza dell’orario di ingresso, scoraggia i ritardi che poi devono essere giustificati e fa stare più tranquilli quei genitori che possono avere il timore che il proprio figlio “salti” la scuola ed aiuta a capire il perché dei continui arrivi dopo il suono della campanella, se teoricamente non previsti.

L’informatizzazione è ovunque, bene introdurla anche a scuola, se possibile.

Anche per far crescere responsabilmente ogni cittadino.

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Potenzialità inespresse

Vi siete mai chiesti perché la ricerca ed i ricercatori in Italia sono all’avanguardia, come pure la tecnologia e la specializzazione nell’ambito industriale ed in quello medico sono di primissimo livello nel mondo, ma quando poi andiamo sul pratico, in giro nelle nostre città o negli uffici pubblici, troviamo una evidente disorganizzazione come pure arretratezza nei servizi e nelle infrastrutture ed un bassissimo livello tecnologico?

Forse un esempio che può “calzare” è quello della costruzione di una casa.

Il progetto è ottimo, la tecnologia prevista all’avanguardia, perché i professionisti legati al piano sono di valore.

Si parte con delle buone fondamenta, poi quando si comincia con i muratori a tirare su la struttura ci sono le prime difficoltà ed imperfezioni, perché non si è lavorato a regola d’arte, ma in qualche modo le inesattezze vengono coperte.

Poi quando è il momento di passare all’impiantistica con l’idraulico, l’elettricista, il caldaista, il piastrellista, l’imbianchino ecc. si capisce subito che non c’è coordinamento, ognuno va per la propria strada, con la propria idea e qualcuno è pure un po’ superficiale.

Così alla fine la casa oltre a non essere perfetta da un punto di vista strutturale non può essere sfruttata pienamente nelle sue potenzialità, perché i vari artigiani non hanno lavorato come gruppo per mettere a punto l’immobile, ma ognuno per sé, e qualcuno ha pure fatto degli errori che nel tempo verranno a galla.

Decodifichiamo la storiella.

Il progetto e la tecnologia prevista dai professionisti sono le ricerche e le applicazioni delle nostre università e dei nostri centri di ricerca e di studio, di alto livello, come pure le invenzioni ed i brevetti.

Le fondamenta sono le idee e le regole per promuovere iniziative, costruire e far girare le nostre città ed i servizi per i cittadini, che nella maggior parte dei casi sono buone.

I muratori sono i politici al potere degli Enti e i dipendenti degli Enti stessi. Qualcuno di buon livello,molti altri meno; ciò porta al risultato che l’opera compiuta alla fine non sarà perfetta, perché qualcuno ha bloccato o deviato il progetto.

Gli artigiani dell’impiantistica sono lo Stato e tutti questi Enti (Regione, Provincia, Comune, Comunità Montane ecc.) che hanno potere in base alle proprie competenze, che a volte si intrecciano e si sovrappongono a quelle degli altri interlocutori anche per effetto delle centinaia di leggi e regolamenti sia nazionali che locali che impediscono la fluidità del lavoro, che alla fine, senza un vero coordinamento risulterà, a volte tardivo e non più all’avanguardia, a volte parziale, a volte purtroppo anche abbandonato a metà.

Ecco perché le tante potenziali dei nostri cervelli ed i buoni propositi dei nostri progetti, in Italia troppo spesso si perdono per strada ed alla fine i benefici per il cittadino comune restano marginali.

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Rigenerazione urbana e riattivazione del tessuto sociale

Come sta crescendo ad esempio Nextdoor, il social network “a numero chiuso” per chi abita nello stesso quartiere, lanciato negli Stati Uniti nel 2011, servizio che sta entrando anche in Europa ed in Italia, dove gli utenti usano l’app per conoscere i vicini e scambiarsi informazioni e consigli, con accesso riservato ai soli residenti, allo stesso modo è necessario dare un nuovo impulso alle aree abitative ed all’inclusione sociale, attraverso semplici azioni concrete, tanti piccoli tasselli per ridare vitalità ed un aspetto degno ai nostri quartieri ed alle nostre periferie.

Le possibilità di intervento sono tante, ne elenco solo alcune in forma pratica e non in politichese, perché mai come oggi c’è tanto bisogno di senso pratico:

  • Mappatura quartiere per quartiere delle aree di degrado e degli immobili pubblici e privati abbandonati e dismessi;
  • Obbligatorietà di ripristino e cura delle aree e degli immobili pubblici o privati con obbligo, nel caso di inutilizzo, di messa a disposizione in favore della collettività (attraverso cooperative, fondazioni, società private, gestioni pubblico/privato ecc.) delle suddette aree, per attività commerciali a prezzo calmierato, per attività culturali, sociali, sportive, start up ecc.;
  • Così come un tempo era stato individuato il poliziotto di quartiere, servizio durato ben poco, così oggi sarebbe importante creare un ufficio di quartiere con un gruppo di lavoro al cui vertice potrà stare un coordinatore di quartiere a tempo pieno e collaboratori volontari che affrontino le varie tematiche ed ascoltino le idee e le istanze dei cittadini;
  • Operatori di strada, imprenditorialità giovanile, gruppi di auto aiuto, presidi commerciali e sociali (cioè presenza di persone e di attività, che possano vigilare sul quartiere e renderlo animato): tante le possibilità di coinvolgimento, anche per poche ore settimanali, per i residenti, soprattutto per pensionati e studenti o giovani in attesa di occupazione; cittadini che debbono essere stimolati, anche con provvedimenti legislativi ad hoc , a partecipare attivamente alla vita del proprio quartiere.                       Questi sono solo alcuni esempi. Qua e là qualcosa nei Comuni si sta facendo ma non basta; lo vediamo dalle zone di degrado che sono ancora tante, dagli atti di vandalismo crescenti, dai rapporti di vicinato spesso litigiosi.

La rigenerazione urbana passa da un percorso virtuoso fatto di tante piccole azioni, da norme snelle e funzionali, da competenze chiare e ben definite tra i vari Enti ed il Governo Centrale.

Perché la teoria della finestra rotta (una finestra rotta in una casa che pare abbandonata in un quartiere, dà l’idea di disinteresse e noncuranza e crea un sentimento di mancanza di leggi, di norme e di regole e fa pensare che tutto sia ammesso) è più che mai attuale e riscontrabile nelle nostre periferie.

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La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte

Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina… Ecco quanto scritto da Sant’Agostino, teologo romano.

E poi ancora Umar Khayyam, poeta e filosofo persiano, nato nel 1048 a Nishapur disse … la vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte

Ed allora, queste affermazioni al tempo della rivoluzione digitale, come si posizionano?

Direi molto bene visto che mai affermazioni come quelle di Sant’Agostino e Umar Khayyam furono più vere ed attuali, osservate le emozioni, le sensazioni e il piacere della scoperta che solo gli appassionati viaggiatori conoscono.

Oggi se l’utilizzo delle agenzie di viaggi è in flessione, il passaparola si è fatto elemento essenziale e si diffonde e propaga sui social dove si riportano esperienze di viaggi e dove oltretutto qualcuno è riuscito a fare delle sue vacanze una vera e propria professione.

Viaggiare apre la mente, ogni viaggio è una scoperta, soprattutto se esiste un contatto con le culture, le realtà di vita e le persone del luogo.

Chiaramente restano ai margini i soggiorni di lusso trascorsi all’interno di villaggi turistici, che non permettono di fare esperienze a contatto diretto con gli abitanti del luogo, persone ed ambienti nuovi. Solo con queste ultime sarà come rivivere una seconda volta, visto che tutto ciò rimarrà nella nostra memoria e nel nostro cuore per sempre.

E’ vero che si può viaggiare anche con l’immaginazione, con il pensiero, oppure immersi guardando un film o uno spettacolo teatrale; ma il vero viaggio corrisponde con il provare ad esprimersi in un’altra lingua, con l’abbandono delle proprie certezze e delle proprie abitudini.

Generalmente non invidio nessuno, mi accontento, ma un po’ di invidia verso quanti riescono a viaggiano molto, non posso negare che dentro di me esiste.

Stefano Bortoli

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Il trasformismo politico è un bel grattacapo

L’articolo 67 della Costituzione italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Va detto subito che questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento, che possono avere posizioni diverse dalla “disciplina di partito” e dal mandato ricevuto. E questo può essere anche una ricchezza per la nostra vita parlamentare, se ci pensiamo bene, perché ingabbiare un parlamentare in un programma vincolante in un arco di tempo così lungo (5 anni), può non essere giusto, in quanto la persona, come d’altro canto pure gli elettori, nel corso della loro vita parlamentare possono cambiare idea.

E per di più questo concetto è comune in quasi tutte le democrazie rappresentative, introdotto nella costituzione francese del 1791 grazie alla rivoluzione del 1789, diventato poi pilastro su cui è stata costruita l’idea moderna di democrazia rappresentativa.

Bene, detto questo andiamo al rovescio della medaglia, cioè quando il cambiamento di posizione da parte di un parlamentare diventa patologico. Allora sì che viene messo in discussione.

Infatti nella precedente legislatura, la XVII, per esempio, durata dal 15 marzo 2013 al 22 marzo 2018, oltre la metà dei 945 parlamentari tra Camera e Senato, ha cambiato idea e movimento.

Fenomeno negativo sporadico? Non direi proprio, visto che nell’ultima legislatura è esploso, ma anche nelle precedenti, più o meno nell’ultimo ventennio è stato marcato.

Nella XVII legislatura in media 1 eletto su 3 ha cambiato colore, ma ci sono stati anche dei casi in cui alcuni hanno fatto 9 cambi di gruppo (chiaramente sempre nella stessa legislatura).

C’è chi marca questo atteggiamento come spregevole e chiede a gran voce una norma che lo impedisca, sanzionando pure l’interessato, magari con la perdita del seggio (per esempio in Portogallo l’iscrizione a un partito diverso da quello per il quale si è stati eletti significa fa perdere il mandato parlamentare)

C’è chi invece dice che l’articolo 67 non si tocca e solo accennare ad un cambiamento è una bestemmia, è come il venire meno della libertà di espressione.

Intanto questo modo di agire, uscito allo scoperto nell’ultimo ventennio ha trovato un proprio nome e cognome comune a tutti: trasformismo politico.

Per il resto è un bel grattacapo, perché il crescente numero di cambi complica il già incrinato rapporto fra elettori ed eletti e rende difficile la comprensione della politica, ma è anche vero che un parlamentare può avere il diritto di agire liberamente.

Come spesso accade da noi, tutto rimarrà uguale, ma periodicamente le battaglie e le polemiche sul trasformismo politico si faranno sentire.

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La ricetta contro il tifo violento

Si continua a parlare del tifo violento in Italia, ma tutte le azioni di contenimento attuate hanno portato solo ad attenuare un po’ di violenza fisica ed urbana. Per il resto è un prolificare di gruppi sempre più collegati alle mafie, interessati a tutto il business che ruoto intorno al calcio. Semmai le norme restrittive sono servite per restringere la libertà di movimento e l’interesse allo spettacolo sportivo delle persone oneste, che gradualmente si stanno allontanando dal mondo del pallone.

Ed allora quali rimedi proporre, per cambiare lo stato delle cose?

Stavolta la ricetta è semplice. Basterebbe fare un copia/incolla di quanto fatto nel Regno Unito, dove il problema hooligans (nostri ultras) è stato, definitivamente debellato.

Di seguito i punti che hanno trasformato e ripulito il mondo del tifo in Gran Bretagna.

A parte il primo punto che può avere bisogno di tempo e di tanti soldi; a parte il secondo punto che è stato in parte già introdotto, per gli altri basterebbe una semplice volontà legislativa ed un po’ di organizzazione del Ministero degli Interni.

Vediamoli:

1) ristrutturazione degli stadi con l’eliminazione delle barriere e l’installazione dei seggiolini in tutti i settori, uso di telecamere a circuito chiuso;

2) alle società è affidata la sorveglianza all’interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all’esterno degli impianti;

3) divieto per le società di intrattenere rapporti con i propri tifosi, ci può essere la sola collaborazione per prevenire possibili incidenti;

4) polizia speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans: un agente è affidato a ognuna delle società professionistiche e si occupa, viaggiando sempre con la tifoseria, della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione;

5) sistema “Crimistoppers”, ideato da un gruppo di privati: c’è un numero verde a cui si può telefonare per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose; le denunce sono anonime così come lo è la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura dei teppisti;

Dal lato normativo:

a) lo Sporting Event Act (1985) vieta l’introduzione degli alcoolici negli stadi;

b) il Pubblic Order Act (1986) dà potere alla magistratura di bloccare l’accesso allo stadio di soggetti singoli identificati come “violenti” o come “potenzialmente violenti”;

c) ll Football Offences Act (1991) permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti).

La diagnosi per il paziente è chiara, ma anche la cura lo sarebbe; però è necessario qualcuno che gliela faccia assumere.

 

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