Nell’Industria 4.0 può sussistere il capitale umano?

La discussione è aperta, ma forse prima che si chiuda, senza neppure accorgersene, vista l’accelerazione degli eventi, saremo già passati oltre.

Alcuni ritengono che questa nuova rivoluzione industriale, chiamata con il nome di Industria 4.0, creerà sì dei disagi per l’occupazione, ma in ogni caso questi saranno superati e compensati con la nascita di nuove figure professionali.

Altri invece prospettano (anch’io mi avvicino a questo modo di pensare) perdite secche di tanti posti di lavoro, perché non ci potranno essere più, a svolgere mansioni faticose, le “tute blu”, come pure molti “colletti bianchi” saranno inutili.

Già da un po’ di tempo, in tanti stabilimenti, i robot agiscono lungo tutto il ciclo produttivo, senza l’intervento dell’uomo. Ma non solo, visto che, le macchine del terzo millennio sono anche in grado di programmare istruzioni per prodotti qualitativamente perfetti. Inventate e indirizzate da pochi uomini, pensano secondo le leggi della cibernetica, elaborando sistemi di big data.

Negli Stati Uniti c’è qualcuno che arriva a considerare che, nel mondo dell’industria tecnologicamente avanzata, presto non ci saranno più lavori per diplomati e la quasi totalità dell’occupazione dovrà avere una formazione di tipo universitario.

Le assunzioni non potranno essere più di massa, ma mirate, specialistiche, con candidati che dovranno avere un bagaglio di competenze tecniche, non generiche.

Nel mondo dell’Industria 4.0 la base è un progetto e per arrivare ad una soluzione saranno necessarie poche figure chiave rappresentanti il capitale umano; persone che sappiano ragionare, strutturare ed affrontare problemi complessi che saranno poi eseguiti dai robot, indirizzati da software intelligenti.

Con il termine capitale umano si intende … l’insieme di conoscenze, competenze, abilità, emozioni, acquisite durante la vita da un individuo e finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi

Con l’avvento dell’Industria 4.0 ci potrà più essere spazio per una simile definizione, troppo…umana… per i tempi che corrono?

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Debiti: poter ricominciare da zero

Mai avrei pensato che il pezzo “Offresi prestanome”, scritto alcuni anni fa, in un momento di estrema crisi in Italia, per evidenziare la crescente offerta e richiesta dell’”attività” di prestanome, un giorno potesse divenire uno snodo, un elemento centrale, una bacheca a cui tante persone si affacciano per offrire o per richiedere, attraverso lo spazio dedicato ai commenti, soluzioni ai  problemi di soldi.

Ancora oggi molte persone si scrivono e si contattano. Ecco alcuni stralci delle discussioni, inserite nei commenti,  che fanno capire le tante difficoltà e preoccupazioni di una vita che a volte può prendere pieghe indesiderate:

Io non do anticipi, lauta ricompensa, mi servirebbe un prestito da restituire in rate senza prese di giro, solo seri, astenersi truffatori…

 … Stai cercando di ottenere un prestito dalla banca, non ha funzionato? Un disperato bisogno di denaro per uscire del debito? Hai bisogno di soldi per l’espansione o la creazione di la propria attività? Scrivi a ….

 … ho bisogno di un prestanome per un finanziamento di 30.000 euro; per il compenso ne parliamo in privato…

 … salve io avrei bisogno di un prestito urgente di 15.000 euro, sono una mamma disperata sono seria, non do anticipi perché mi hanno già fregato un sacco di soldi, ho un lavoro a tempo indeterminato, se serio mi contatti con urgenza…

 … buongiorno io sto cercando un prestanome per finanziamento, se vuole mi contatti alla mia mail…

 … buongiorno, sono un investitore privato, sono disponibile a concederti il prestito che stai cercando, prego indicami l’importo che stai cercando e il periodo di rimborso…

 … buonasera, sono privato che metto a vostra disposizione somma che va da 1.000 ad EURO a 2.000.000 ad EURO ai tassi di 3% grazie; posta elettronica…

Dispiace dover raccontare di simili appelli, ma la realtà è questa e rappresenta una vera e propria piaga per la nostra società.

Non sappiamo se le persone che sono alla ricerca di soldi e che non possono rivolgersi ai canali istituzionali sono a conoscenza dell’esistenza di un legge, la n. 3 del 27 gennaio 2012 che, per la prima volta, ha introdotto nel nostro ordinamento una procedura, la quale permette di gestire situazioni debitorie prima impossibili da governare, con la cancellazione dei debiti.

Quindi è nostra intenzione spiegare qualcosa in merito a tale procedimento, rivolto sia ai privati che ai piccoli imprenditori, con la speranza che qualcuno possa trovarne giovamento, anche perché la norma alla fine offre la possibilità di riacquistare un ruolo attivo nell’economia.

Per cercare di essere più chiari sintetizziamo in domande e risposte le possibilità di intervento:

Chi può accedervi?  Piccoli imprenditori non soggetti al fallimento, imprenditori agricoli, lavoratori autonomi, professionisti, fondazioni e associazioni, privati consumatori.

Come si fa per accedervi? Il debitore deve rivolgersi all’O.C.C. (Organismo Composizione Crisi) con sede nel circondario del Tribunale del luogo ove il soggetto che richiede l’esdebitazione ha la residenza o sede. Le funzioni di questi organismi che si dovrebbero trovare presso Camere Commercio, Ordini Professionali, Comuni, Province, Regioni, se non ancora assegnate, sono attribuite e svolte da un professionista (avvocato, commercialista, ecc.) nominato dal Presidente del Tribunale o dal Giudice da lui delegato.

Quali sono le fasi della procedura? La legge prevede tre procedure di composizione della crisi:

  1. accordo con i creditori;
  2. piano del consumatore;
  3. liquidazione dei beni.

L’accordo con i creditori è per i debiti legati all’attività professionale o di impresa. Viene fissata l’udienza dei creditori, si dispone la pubblicazione della proposta e del decreto e si stabilisce che non possono essere iniziate o proseguite le azioni esecutive. La proposta del debitore, per essere omologata dal Tribunale, deve ottenere il consenso dei creditori che rappresentino almeno il 60% dell’ammontare dei crediti. Il dato importante di questa procedura è costituito proprio dall’impossibilità di intraprendere e/o proseguire le azioni esecutive tese al recupero della debitoria, fino alla definizione della procedura stessa.

Il piano del consumatore si rivolge alle persone fisiche che hanno contratto debiti solo per scopi estranei all’attività imprenditoriale. In questo caso non è necessario il consenso dei creditori, ma è sufficiente la positiva delibera del Tribunale sulla fattibilità dello stesso. In questo caso l’O.C.C. o il professionista incaricato, fanno una relazione particolareggiata da allegare al piano del consumatore, dove si spiegano le cause di indebitamento, la probabile convenienza del piano rispetto alla liquidazione dei beni. Il Tribunale dovrà verificare la fattibilità, ma anche valutare la meritevolezza e l’assenza di colpa da parte del debitore, nell’assumere obbligazioni eccessive rispetto alla sua capacità di rimborso.

Sia per l’accordo con i creditori che per il piano del consumatore l’ammontare rimasto dopo lo stralcio dei debiti potrà essere pagato attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione di crediti futuri a condizione che siano determinabili (es. redditi da lavoro dipendente, redditi da pensione, redditi da locazione etc.). Potrà, inoltre, essere previsto anche il pagamento rateale.

Ecco un esempio di sentenza, emessa a seguito di ricorsi presentati da consumatori sovraindebitati: Tribunale di Napoli, omologato un piano del consumatore che, a fronte di un debito originario di € 258.000,00 ha disposto l’esdebitazione con una somma di € 138.000,00 da corrispondere con versamento di 213 rate mensili di €650,00.

La liquidazione dei beni invece è una procedura alternativa alle altre due. Per accedervi il debitore deve presentare una serie di documenti al quale seguirà da parte di un liquidatore un programma di liquidazione dei beni del debitore, che andranno a coprire a stralcio tutta la posizione debitoria, che a quel punto verrà liberata.  

Con la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, ai debitori “meritevoli”, viene data la facoltà di ricominciare da zero, liberandosi dei propri debiti in base alle proprio possibilità e di ricominciare la propria vita professionale e/o personale senza alcuna pendenza.

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Godiamoci i colori dell’autunno, fino a quando ci sarà permesso

Si continua a dire che non ci sono più le stagioni di una volta. Ci sono troppi picchi di temperatura, così che anche l’autunno è parecchio accorciato.

L’autunno è la stagione del giallo, del rosso e dell’arancione, con sfumature cromatiche che dovrebbero sempre tinteggiare i nostri panorami ed i nostri boschi.

Ma in futuro ciò potrebbe scomparire.

Perché estati calde e senza piogge hanno effetto su tutta la vegetazione. Le piante si indeboliscono, sono facilmente attaccabili da parassiti e, anche se non malate, non sempre riescono ad offrirci quelle tonalità che qualche anno fa potevamo vedere in autunno.

Allora godiamoci queste belle foto del nostro fotografo ufficiale Giorgio Petri, scattate qualche giorno fa nella zona del Passo delle Radici, Piandelagotti, sull’Appenino Tosco-Emiliano.

 

 

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Non qualificarsi ai mondiali di calcio 2018 potrebbe essere il punto di svolta

Con l’avvicinarsi dello spareggio del prossimo novembre, che l’Italia calcistica dovrà affrontare per l’accesso alla fase finale del campionato mondiale di calcio per nazioni, che si terrà in Russia nell’estate 2018, contrariamente alle più alte cariche sportive italiane che, recentemente, hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni:

  • Ventura (allenatore della nazionale di calcio italiana): non andare ai mondiali sarebbe una catastrofe;
  • Tavecchio (presidente federazione italiana gioco calcio): non qualificarsi ai mondiali un’apocalisse;
  • Malagò (presidente del Coni): non qualificarsi ai mondiali una tragedia sportiva;                

da semplice cittadino e da uomo di sport ritengo al contrario che, la mancata qualificazione potrebbe invece essere un bene, soprattutto un punto di svolta. Non credo che tale affermazione possa essere considerata una “bestemmia” e vi spiego perché.

Nonostante che in Italia i numeri della pratica sportiva nell’ultimo decennio sono alti, da troppo tempo nel nostro paese lo sport in generale ed il calcio in particolare (che è lo sport nazionale), vivono un periodo di decadenza.

E’ evidente a tutti, anche a chi è lontano dai palazzi della politica sportiva, che oltre alle molte problematiche di natura organizzativa e gestionale (in mancanza di corrette gestioni aziendali), in Italia sono da rilevare due aspetti preponderanti:

1) la mancanza o assoluta inadeguatezza di strutture ed ambienti sportivi per i settori giovanili, per le attività agonistiche, per il semiprofessionismo e pure per il professionismo;   

2) la scarsa valorizzazione dei vivai, visto che in Italia, come tutti sappiamo, il risultato conta più di tutto e pertanto non possono esistere tempi di attesa e di programmazione per la crescita di un atleta o di un giovane sportivo.

Il mondo dello sport nella maggior parte dei casi continua nel suo incedere con …uno zoccolo ed una ciabatta… ed i risultati sono evidenti a tutti. Stadi ed impianti aperti al pubblico semivuoti, poche e vecchie strutture per far giocare i nostri ragazzi, giovani italiani che non riescono ad emergere, anche perché è più conveniente scegliere atleti all’estero: costano meno, sono più tonici e resistenti allo sforzo dei nostri ed hanno meno pretese (forse perché allenati meglio, sia fisicamente che mentalmente). Per esempio nelle prime 6 squadre del campionato di calcio italiano su 11 giocatori che scendono in campo, mediamente 8/9 sono stranieri e così alla fine anche la nazionale si trova, non solo senza campioni, ma anche senza discreti giocatori. Così da rischiare l’esclusione dalla competizione più importante, perché la squadra non è all’altezza delle migliori altre nazionali.

L’esclusione, come già detto, potrebbe diventare il punto di svolta dello sport nazionale. Sarebbe una sconfitta così bruciante da imporre un drastico e repentino cambio di rotta, da cui ripartire.

Ci immaginiamo:

– nuovi dirigenti sia a livello nazionale che regionale, non corrotti e soprattutto non burocrati;

– una nuova gestione e nuove norme legate ad un diverso rapporto pubblico/privato per tutto il mondo dello sport italiano;

– adeguata programmazione di investimenti, che in un arco temporale di 10 anni, dovrebbero portare al completamento di nuove strutture od al rifacimento di quelli ancora presentabili, lungo tutto lo stivale;

–  valorizzazione dei giovani e dei settori giovanili, punto nevralgico da cui ripartire, attraverso anche contributi economici e facilitazioni sia a livello di piccole società sportive come pure nell’ambito del professionismo .

Tanto, in Italia, l’unico modo per rialzarsi è quello di cadere prima a terra. Ed andando avanti ancora con …uno zoccolo ed una ciabatta… questo prima o poi dovrà avvenire. Sarà con i prossimo campionati mondiali di calcio di Russia 2018?

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Investire o non investire nel mattone. Con Housers è per tutti.

A volte ci possiamo sentire grandi con pochi euro, anche con soli 50 euro.

Un tempo chi aveva soldi investiva nel mattone senza pensarci troppo. Poi la recessione e le tante tasse che lo Stato italiano ha imposto, non solo hanno stoppato la corsa ma in certi casi hanno creato proprio un’ansia da vendita, che ha fatto andar giù i prezzi, anche troppo gonfiati. Ora lentamente sta ricrescendo un certo interesse per merito del calo dei valori di mercato, soprattutto da parte di chi è alla ricerca della prima casa e di chi pensa di investire per poi affittare gli alloggi, ai tanti turistici che arrivano nel nostro paese.

Ma la maggior parte della gente non possiede i capitali per entrare in un settore riservato solo a pochi.

Invece con il crowdfunding, tradotto in finanziamento collettivo, dalla Spagna è sbarcata in Italia, da poco tempo, una piattaforma informatica, che dà una opportunità di risparmio e, perché no, una opportunità di investimento nel mattone. A tutti.

Si proprio a tutti, visto che si può investire anche la modica cifra di 50 euro.

Il suo nome è Housers e, dopo aver iniziato, come dicevamo,  in Spagna,  è entrato in Italia. Poi si dirigerà verso il Portogallo.

Housers investe negli immobili residenziali delle principali città europee del sud Europa, sceglie immobili che possiedono buone possibilità di crescita, può ristrutturarli, affittarli o può decidere di rivenderli.

Chi si unisce all’iniziativa versa una somma il cui limite minimo è 50 euro. Poi decide i tempi dell’investimento, che variano da oggetto ad oggetto. Oltre al capitale investito, riceverà gli interessi commisurati all’effettiva rendita dell’immobile e/o sulla plusvalenza generata dalla sua vendita.

Ma quel che conta è che l’investitore scegli l’immobile su cui investire i propri risparmi. Ed attraverso la piattaforma web si ha sempre il pieno controllo dell’investimento. L’investitore decide dove, quando e quanto investire e può vendere le sue quote in ogni momento.

Alla fine con poco si può diventa comproprietari di un appartamento nel centro di Milano, Valencia, Barcellona o Madrid, avendo per i propri risparmi anche un rendimento  medio  ad oggi stimato al 4%.

Così con Housers, il mattone è per tutti!

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Che ne sarà del servizio degli “autobus del cielo”?

La più famosa società europea degli “autobus del cielo”, compagnia low cost irlandese (è inutile nominarla, tanto la conoscono ormai tutti ed in questi giorni è più che mai su tutti i media), quella che ha cambiato i nostri modi di fare turismo, di lavorare e studiare, accorciando le medie distanze, è inutile nasconderlo, ma in questo periodo sta avendo delle evidenti difficoltà interne.

Un po’ più di semplici “turbolenze”, visto che si stanno ripercuotendo soprattutto non sui passeggeri in volo, ma su quelli rimasti a terra.

Il problema delle ferie è stata una iniziale scusa, una giustificazione da presentare al pubblico degli utenti e degli investitori, ma sotto sotto c’è altro..

L’azienda in questione è attività da oltre 30 anni; ha iniziato come piccolissima compagnia con la sola rotta Dublino/Londra. Poi è cresciuta progressivamente nel tempo anni ed ha sempre saputo gestire al meglio le politiche commerciali, la puntualità, i tempi e perché no i turni di lavoro. Va ricordato che i dipendenti sono più di 10mila, un bel numero, non c’è che dire.

Ma forse oggi una buona parte di questi dipendenti, dopo aver fatto tanta gavetta ed aver lavorato in posti di responsabilità con remunerazione economica parecchio inferiori alla media del mercato, ha deciso che era il momento giusto di passare al contrattacco (anche perché l’economia sta ripartendo e le opportunità in giro per il mondo ci sono), di affrontare l’azienda, che fino a quel momento aveva sempre detto no a compromessi con la forza lavoro, sia diretta che interinale.

Tanti piloti negli ultimi mesi pare se ne siano andati per un contratto migliore verso compagnie concorrenti. Altri, che al momento sono rimasti, stanno forse sfidando l’azienda, chiedendo le ferie arretrate e minacciando di andarsene, per cercare di ottenere un miglior contratto. Le presunte storie su come viene gestito e trattato il personale rimbalzano, anche se nulla potrebbe trapelare, soprattutto per ragioni contrattuali. Così anche noi abbiamo evitato di nominare la società.

E così c’è poco personale per volare. I voli cancellati in un mese sono già migliaia e fino almeno a marzo  2018 si prevede “turbolenza” aziendale.

Il servizio che fino a qualche tempo fa la compagnia irlandese aveva offerta era discreto. Ampia offerta, prezzi contenuti, puntualità. Si poteva dire che il nome era quasi un marchio di garanzia.

Oggi non sembra più così, visto che in questo ultimo mese diverse persone sono rimaste a terra, anche a poche ore dalla programmazione del volo e molte altre si sono viste cancellare le prenotazioni già fatte. Così il potenziale viaggiatore a questo punto vuol capire come si evolverà questa situazione e, se non ha estrema necessità di partire, rimane alla finestra, evitando, se non strettamente necessario, di organizzare viaggi e di pagare voli con molto anticipo.

La compagnia low cost in questione che aveva cambiato totalmente le regole del gioco nel settore dei voli commerciali, ha promesso che a breve il problema si sistemerà. Vedremo.

Tutti siamo un po’ in ansia. Un po’ dispiace per i dipendenti, se effettivamente la situazione di lavoro è come si vocifera, ma anche e soprattutto per il timore che il servizio di “autobus del cielo” possa essere di parecchio ridimensionato. Il nuovo modo di volare si era consolidato e ci piaceva; alla fine era quasi come salire e scendere da un autobus di linea della città.

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Un grazie ai Rolling Stones !

Il 2 dicembre 1973 fu la data della prima domenica italiana di “austerity”. Per fare fronte all’emergenza energetica dovuta alla riduzione della produzione di petrolio e all’embargo deciso dai governi arabi nei confronti degli stati amici di Israele, anche il governo italiano presieduto da Mariano Rumor deliberò, ultimo in Europa, una serie di misure di contenimento forzato dei consumi energetici.

Tra i provvedimenti di “austerity” ci fu la crescita del costo della benzina, la riduzione dell’illuminazione pubblica dei comuni, l’adeguamento dei limiti di velocità per le auto, l’anticipo della chiusura per i negozi e per gli uffici pubblici. Ma soprattutto il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati su tutte le strade pubbliche, urbane ed extra­urbane, dalle ore 0 e sino alle ore 24 di tutti i giorni festivi (domeniche o infrasettimanali). Questa restrizione durò fino al 10 marzo 1974, quando fu poi introdotta la circolazione a targhe alterne.

La stessa immagine l’ho rivissuta 44 anni dopo, precisamente sabato 23 settembre 2017, nella mia città, Lucca. E stavolta non devo ringraziare i provvedimenti di “austerity” o ambientali, ma i Rolling Stones.

Si proprio loro, il gruppo musicale rock più famoso al mondo, quasi immortale, che la sera del 23 settembre si è esibito negli spalti delle Mura delle città medioevale toscana. Per tale evento è scattato un piano della viabilità che ha imposto il divieto di circolazione totale in un’ampia zona della prima periferia, la più trafficata ed inquinata di Lucca.

Così noi cittadini lucchesi, in quel benedetto sabato 23 settembre, anche se non particolarmente interessati al concerto, ci siamo impadroniti delle strade, le abbiamo osservate, attraversate, insomma le abbiamo per un giorno godute e non detestate.

E così il pensiero è tornato all’austerity; si è riassaporata la stessa libertà e lo stesso entusiasmo delle domeniche festose degli anni ’70. Anche perché da noi le domeniche ecologiche, non ci sono mai state.

Entusiasmo che è stato quasi maggiore della partecipazione del folto pubblico seguace dei Rolling Stones, che sì, in fondo in fondo a qualche canzone si è appassionato, ma certamente non come le attese e soprattutto come il mondo dei media vorrebbe far credere.

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Fuori i nomi !

Nel corso dell’ultima crisi mondiale, le istituzioni politiche e finanziarie italiane hanno sempre cercato di rassicurare e di convincere il popolo che il nostro sistema bancario era tra i più solidi al mondo e che i risparmi sarebbero stati in sicurezza. Periodicamente il solito ritornello.

Non sappiamo se la classe dirigente:

  • era all’oscuro della situazione di massima gravità in cui si trovavano molti istituti di credito e del contesto generale molto complicato per tutti gli altri ;
  • cercava di persuadere il popolo, per mantenere così un clima più sereno;
  • aveva l’intento di rimandare più in là possibile il problema, non facilmente affrontabile e risolvibile, studiando nel frattempo le possibili soluzioni.

Ma in giro era notizia comune il fatto che, nelle banche, i prestiti non onorati della clientela stavano crescendo.  

Fino al giorno in cui, nel 2015, la situazione di molte banche non è stata più gestibile ed una dopo l’altra hanno cominciato ad alzare “bandiera bianca”: Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e l’omologa di Chieti, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, e soprattutto MPS che già dal 2008 si stava trascinando dietro alla più lunga e grave crisi bancaria italiana, ancora oggi aperta.

Per non parlare poi di altri istituti di credito,  che hanno avuto necessità di effettuare importanti ricapitalizzazioni o di dismissioni di settori di attività (ad esempio Unicredit e Carige), per poter continuare ad operare.

Così, mentre si assisteva ad un continuo rimpallo di responsabilità fra Governo, Banca d’Italia, Autorità di vigilanza ed Unione Europea, lo stesso Governo, per evitare il peggio, a più riprese ed in fretta e furia, ha dovuto metter mano a Decreti di salvataggio. Mentre il “cerino” rimaneva nelle mani di uno sparuto gruppo di clienti e nelle mani di tanti contribuenti onesti che pagano e pagheranno colpe ed errori che non hanno commesso.

Altra “novella” potrebbe essere la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, che è stata istituita dai vertici dello Stato e che ancora non è partita perché siamo a fine legislatura. Come quasi tutte le altre Commissioni d’inchiesta parlamentari, i risultati sperati sono prossimi allo zero. In vita per anni, soprattutto molto costose,le Commissioni sono lo specchio delle divisioni politiche di ogni giorno, con indagini a rilento e spesso senza senso. Per il bene comune molto meglio lasciar perdere, dato che risulterebbero inutili.

Semmai l’unica cosa che davvero c’è da fare, oltre che lasciar lavorare la magistratura, è quella di veder pubblicati, quanto prima, gli elenchi degli attori di questi fallimenti.

Chi ha permesso i finanziamenti?

Chi sono stati i componenti dei Consigli di Amministrazione delle banche, responsabili di gestioni aziendali disastrose ?

Chi sono i principali debitori degli istituti di credito?

Vogliamo la lista, vogliamo i nomi e cognomi di tutti di attori (la privacy in questo caso si deve far da parte).

Sarebbe un bel segnale di moralizzazione!

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