Non sappiamo più se ridere o piangere

Non è facile mettere insieme i tanti avvenimenti e le tante iniziative (che a volte si sconfessano tra di loro) di questo mese di febbraio.

Sono ore drammatiche o apparentemente drammatiche? Sicuramente se questa situazione durerà per alcuni mesi, per l’economia lo saranno realmente.

Non ci ricordiamo già più l’inizio di febbraio in cui in una conferenza stampa si dichiarata, con grande soddisfazione, che “È stata isolata la sequenza del coronavirus allo Spallanzani di Roma. Un passo fondamentale per tutta la comunità scientifica che consentirà di accelerare la ricerca per il contrasto a questa malattia. L’Italia ha uno dei servizi sanitari migliori del mondo e oggi lo ha nuovamente dimostrato”. Tutto attorno sembrava sotto controllo e ce ne vantavamo quasi.

Ma da venerdì 21 febbraio, come un fulmine a ciel sereno, tutto è cambiato. La tranquillità sanitaria, una delle poche cose, che bene o male, resisteva nel nostro paese, è anch’essa saltata.

Partito dal paziente zero, che non si trova (e che una task force sta rincorrendo per ricostruire l’esegesi dell’ingresso del virus in Italia), divulgato anche per il tramite del paziente uno (una persona sportiva e socialmente attiva) che si trova ora in ospedale, il virus in poche ore ha infettato tante persone, molte delle quali si trovano a Cologno, in provincia di Lodi, oggi zona rossa del focolaio.

Da venerdì 21 febbraio è un susseguirsi di eventi e di iniziative. Bollettini medici trasmessi dai media ad ogni variazione: numero di decessi (persone con gravi altre patologie), numero di contagiati, località del contagio.

Da tutti allenatore di calcio, nel periodo dei mondiali, oggi, in questo perfido momento, in giro non si incontrano altro che virologi. Già che tra gli stessi medici virologi ci sono delle evidenti differenze di valutazione del virus, poi ci mancavano anche i virologi dell’ultima ora, quelli della strada.

Ci dicono che è poco più di una influenza, ma intanto le zone del contagio sono isolate dai militari.

Ci dicono che dobbiamo continuare a fare vita regolare, che con il primo caldo tutto finirà, poi chiudono scuole, locali, stadi, teatri, manifestazioni.

A Viareggio nello stesso giorno tutti pazzi per il corso del carnevale più famoso d’Italia, con cinquantamila persone assiepate sui viali a mare , mentre a Lucca a circa 20 km più in là, una piccola festa con una trentina di partecipanti, in una scuola, è stata soppressa.

Sarà che i media fomentano, ma la gente, nell’era del benessere non ha limiti. Assalta i supermercati per accaparrarsi gli alimenti e le bevande come in guerra o in attesa di una tempesta tropicale che potrebbe durare parecchi giorni.

Intanto video e barzellette si susseguono sui social e sulle applicazioni di messaggistica, per sdrammatizzare il momento.

E’ proprio così, non sappiamo più se ridere o piangere.

 

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