Non ci resta che il Vernacoliere!

Il Vernacoliere resiste, ma purtroppo, o per fortuna, ha un mandato troppo regionale, toscanaccio vero, livornese puro. Ma la satira in Italia da anni si è di fatto assopita. Troppi interessi politici, pochi soldi in giro, anche gli autori si son dovuti adeguare per restare a galla. Come pure l’umorismo e la comicità  sopravvivono, ma niente di più.immagine1

Già, ma che differenze ci sono tra satira, umorismo e comicità? Senza dubbio figlie dello stesso padre, cioè il divertimento e l’ilarità, ma con diverse sfaccettature.

La satira ha come scopo, oltre a divertire, anche quello di punire potenti e prepotenti, per denunciare ingiustizie e per richiamare l’attenzione.

L’umorismo vuole stimolare la risata, il divertimento, cerca situazioni fuori del comune, grottesche.

La comicità evidenzia la contraddizione, è un avvertimento del contrario.

immagineMa la satira sarebbe un’arma importante, forse la più importante delle tre, perché il suo vero contenuto è rappresentato da …quel genere di umorismo che, con divine e accorte citazioni, ridicolizza i difetti umani per rimettere a posto le cose

Ma le armi della satira ai giorni d’oggi sono spuntate, sono leggermente fastidiose per il potere, ma nulla più. E si chiama satira quello che di fatto è soltanto umorismo.

Ed allora non ci resta che il Vernacoliere, mensile satirico d’informazione e d’attualità, simbolo della libertà di espressione, celebre anche per le locandine irreverenti, che è davvero pungente e satirico e da 55 anni fa ridere, sorridere ma soprattutto fa riflettere i toscani.

Anche le istituzioni se ne sono accorte, così che nel luglio scorso la Regione Toscana ha pure assegnato il Gonfalone d’argento al padre del Vernacoliere, Mario Cardinali.

Ed allora in previsione del referendum di cui tutti parlano ecco una vignetta in tema, appunto tratta dal mensile livornese.14374640_886594941471443_1179822830_o

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