Mercato del lavoro : ogni mese ci danno i numeri

Prendiamola a ridere per un momento, anche se c’è ben poco da ridere. Non so se ci avete fatto caso ma il crescendo di statistiche sul mercato del lavoro che vengono rese pubbliche è qualcosa di speciale. I numeri che ogni mese ci vengono offerti e che vorrebbero rappresentare le variazioni del mondo del lavoro sono unici nel loro genere.

unoQuando i media propongono mensilmente le statistiche, chiudo gli occhi, fingo di mettermi le cuffie, faccio un gran respiro per cercare di concentrarmi ed ascolto quanto viene detto. Poi cerco di rielaborare e nella maggior parte dei casi non arrivo a nessuna conclusione e penso che forse sono io che non comprendo. Occupati, disoccupati, inattivi, giovani, mese scorso, trimestre scorso, anno scorso, tasso di disoccupazione, totale forza lavoro, nuovi occupati… E queste sono le statistiche dell’Istat.

Se poi periodicamente, come capita,  queste notizie si intrecciano con le analisi (che coprono un arco di tempo maggiore , semestrale o annuale ) fatte dall’Inps o dal Ministero del Lavoro, allora c’è veramente disorientamento, visto che i punti di osservazioni sono diversi, le regole ed i criteri  di raccolta pure. Così con la diffusione dei dati sul mercato del lavoro da parte di troppi soggetti diversi,  si possono anche  avere risultati diametralmente opposti .

A quel punto diventa davvero difficile comprendere quello che si legge. Che poi, a seconda di chi lo propone al pubblico ( parti politiche o  media di questa o quella sponda ) si può leggere che … l’aumento del tasso di dissocupazione all’11,7% di aprile (a marzo era all’11,4% poi rivisto all’11,5%) è una buona notizia… perché sono calati gli inattivi, coloro che non lavorano e neppure cercano un’occupazione… oppure … ci sono più’ disoccupati perché c’è più gente che cerca lavoro… Con le statistiche di ogni mese si può passare dal pessimismo all’ottimismo come niente fosse o viceversa.DUE

E quelli che lavorano in nero rientreranno mai in qualche statistica?

Anche se ci sono dei modesti segnali di miglioramento persistono evidenti le difficoltà dell’industria, dell’artigianato, dei servizi. E’ inutile ripeterci che la  crisi economica ha sottratto un impiego a tanti  ed ha visto un impoverimento del potere d’acquisto.

Forse conviene concentrarsi e rimboccarsi le maniche per inventarsi un mestiere che funzioni, più che cercare di capire ed interpretare i numeri, di un mercato, quello del lavoro, ancora in una fase di passaggio.

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