Mercato del lavoro : le nuove figure “non” professionali

Partiamo da un punto fermo , dalla Costituzione,  che parla di  un lavoro dignitoso, che garantisca un’equa retribuzione e  diritti, ovvero le condizioni che garantiscono la libertà dell’individuo di potersi assicurare il proprio futuro.

Negli ultimi anni  esponenti dei governi nazionali, un po’ superficialmente,  si sono espressi con affermazioni tipo “ … i giovani devono essere più mobili…” ,  “ …. I giovani devono accettare qualunque lavoro ….”  non comprendendo appieno la gravità del problema che stava affiorando.

Oltre alla scarsa quantità di lavoro disponibile ,  ci troviamo di fronte ad  una nuova allarmante preoccupazione di politica sociale  rappresentata da figure come i  “working poors” (poveri pur avendo un lavoro) edi i “neo-umiliati”, cioè coloro che pur possedendo una laurea e pure un master svolgono attività lavorative di tipo intellettuale con pochi diritti e tanti doveri e soprattutto con stipendi da fame.

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Fatta eccezione per il nord Europa ,  per il resto troviamo l’esplosione del working poors, a cui l’Italia vede aggiungere anche la condizione di “neo umiliati” .

La scarsa qualità del lavoro comprende oltre alle basse retribuzioni, garanzie contributive esIgue o nulle, irregolarità delle carriere,  indisponenza del datore di lavoro.  Queste condizioni determinano  un rischio di povertà individuale significativo per i lavoratori e aumentano il rischio di povertà dell’intero nucleo familiare.

Oltre ad umiliare  personalmente il lavoratore.

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La situazione è  delicata e soltanto con una comunione di intenti sarà possibile venirne fuori.

Lo Stato a cui si chiedo tutto e quasi nulla si ottiene, potrà indirizzare verso politiche economiche più adeguate e  dovrà vigilare sul rispetto dei principi costituzionali. Ma il vero cambiamento riuscirà con la volontà di  coloro che compongono il mondo del lavoro: sindacati, imprenditori e lavoratori.

Da parte dei sindacati  ci aspettiamo una attenta vigilanza per un lavoro dignitoso, ma ci aspettiamo anche che venga combattuta senza “se” e senza “ ma” la situazione in cui il lavoratore non effettua il proprio dovere, ma anzi danneggia i colleghi e l’azienda per la quale lavora.

Da parte degli imprenditori  ci auspichiamo una presa di coscienza , un equo riconoscimento dei diritti e delle prestazioni del lavoratore, senza furbizie e scappatoie.

Da parte dei lavoratori, soprattutto da quelli più agiati e garantiti, sarà necessaria una apertura verso il più debole, una partecipazione anche economica , attraverso un fondo di garanzia, di solidarietà, che permetta quella comunione di intenti, necessaria per contrapporsi ad un mercato del lavoro, che oggi è veramente troppo deprezzato.

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