Meno siamo e più si cementifica

E’ strano.

Si racconta che c’è da salvaguardare il pianeta e per far ciò bisogna consumare meno plastica e carta, moderare l’uso dell’acqua in casa, rinunciare all’automobile e spostarsi con i mezzi pubblici (in Italia è un’impresa), prestare attenzione alla raccolta differenziata, ridurre il consumo di carne e latte (per rallentare gli allevamenti intensivi), ecc. ecc.

Poi se andiamo a leggere gli studi della superficie terrestre ed in particolare del nostro paese, vediamo subito che continua imperterrita la cementificazione dei terreni e tante volte non di terreni qualsiasi. Perché si cementifica anche su quelle superficie di elevato valore naturale, che sarebbero in grado di fornire cibo di qualità, assorbire il carbonio e produrre biomasse.

Nonostante che il comparto industriale in Italia sia in perenne declino e che il calo demografico sia talmente evidente da preoccupare gli studiosi per la tenuta tra qualche decennio del sistema paese Italia, i cambi di destinazione d’uso con la crescita delle aree industriali e commerciali e residenziali sono una fotografia impietosa.

Insomma, meno siamo e meno lavoriamo e più si cementifica. Mah! Questa poi non la capisco, anche se capisco che i Comuni hanno perennemente bisogno di soldi per coprire i bilanci  e gli oneri di urbanizzazione fanno sempre comodo.

Invece le parole d’ordine dovrebbe essere: non si cementifica più, al contrario si riutilizzano aree dismesse e contenitori esistenti ma vuoti.

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