Il mare reale rispetto al mare percepito

Da tempo si racconta la novella della sicurezza reale e della sicurezza percepita. Si dice che il numero dei reati diminuisce, le statistiche sembra che parlino chiaro, tutti i reati sono in calo.

Ma la comunità è sempre più in allarme, pare percepisca qualcosa che non c’è. Ma i cittadini, alla fine, vanno davvero a denunciare tutto quello che subiscono? Personalmente negli ultimi tempi non sono andato a denunciare in più occasioni i furti subiti, tanto… alla fine è solo burocrazia e tempo perso. La realtà che viviamo è quella di avere la massima attenzione agli anziani contro le truffe in casa, di tenere ogni accorgimento per la sicurezza delle abitazioni sia di giorno che di notte, pensare ai piccoli stratagemmi per quando lasciamo i mezzi di trasporto in strada (bici, moto, auto) per poterli ritrovare al ritorno, monitorare i bambini ed i ragazzi che vanno in giro da soli, porre attenzione nelle ore notturne, soprattutto nelle strade e nei luoghi non frequentati. E tutto questo, pochi decenni fa, era inimmaginabile.

La stessa novella la ritroviamo per il mare della Versilia. Lo stato del mare reale è ottimo perché anche quest’anno, prima dell’inizio dell’estate, è stata assegnata l’ennessima bandiera blu per tutta la costa versiliese. I politici locali, ogni anno si recano a Roma fieri, presso la sede della Fee (Foundation for Environmental Education) per ritirare il prezioso riconoscimento della bandiera Blu che viene consegnata sulla base di un’approfondita analisi che prenderebbe in esame non solo i parametri relativi alla qualità delle acque di balneazione, alla gestione ambientale, ai servizi e sicurezza delle spiagge, e all’educazione ambientale, ma anche criteri di gestione sostenibile del territorio relativamente a certificazione ambientale, depurazione delle acque reflue, raccolta differenziata dei rifiuti, iniziative ambientali, turismo e pesca professionale. Oltre a ciò c’è da rilevare che la Goletta Verde di Lega Ambiente, transitata in giugno lungo la costa, avrebbe rilevato che dalle analisi dei campioni di acqua i valori sono entro i limiti ed è possibile fare il bagno senza problemi.

Mentre lo stato del mare percepito dal bagnante è quello che quasi nessuno entra più in acqua perché troppo spesso sporca e maleodorante. Lavarone, plastica, di tutto un po’, ed anche se prendi un pattino per andare a largo, la situazione non è poi che sia così esaltante. Ed ogni anno sempre peggio.

Anche perché in spiaggia non è possibile fare altro, visto che, ad eccezione fatta per la Darsena di Viareggio, dove ci sono zone attrezzate per lo sport, è tutto vietato. A parte il ping-pong, una delle poche gare rimaste, è quella di ricordare quanto tempo fa è stata l’ultima volta che si è fatto un bel bagno in mare.

Il problema nasce soprattutto nelle zone limitrofe i fossi dell’Abate tra Lido di Camaiore e Viareggio ed i fossi di Motrone e Fiumetto a Marina di Pietrasanta, spesso oggetto di divieti di balneazione, da dove poi si propaga, anche altrove. Da decenni le istituzioni locali discutono su come tenere a bada l’inquinamento proveniente da scarichi abusivi, fognature e depuratori inadeguati. Ma non solo non si vedono all’orizzonte marino soluzioni risolutive, ma anche per le soluzioni tampone ci vogliono anni ed anni di discussioni prima di passare all’azione.  

Ed il mare, che dovrebbe essere la vera ricchezza da salvaguardare prima di ogni altra cosa, il vero “petrolio” della zona, è purtroppo sì diventano petrolio, ma nel senso che è fortemente sporco; inquinato non spetta a me dirlo.

Fino a quando la gente continuerà ad affollare ed a garantire l’affitto degli ombrelloni ed a prenotare le cene nei ristoranti sul mare, il percorso sarà desolatamente segnato, anchese confortati dall’assegnazione della bandiera blu. Se un giorno forse il sistema turistico volterà le spalle, allora a quel punto qualcuno si sentirà davvero in dovere di pensare a soluzioni risolutive che oggi,  anche grazie alle moderne tecnologie, in giro per il mondo, non mancherebbero.

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