L’intreccio pericoloso tra cibo e petrolio

Alla fine tutto ruota sempre attorno al cibo ed al petrolio. Henry Kissinger, premio Nobel per la pace 1973, già Segretario di Stato americano con la presidenza di Nixon e Ford, famoso uomo politico americano, è uno dei pochi che, in tempi recenti, ha almeno avuto il coraggio di ri-dirlo…. chi  controlla il cibo controlla i popoli e chi controlla il petrolio controlla le nazioni

images2Controllare la filiera di produzione alimentare mondiale e controllare le grandi riserve energetiche del pianeta: queste sono le vere chiavi del mondo, che alla fine condizionano sempre più i comportamenti politici e militari delle nazioni o dei gruppi di potere coinvolti in questi mercati.

Per la produzione alimentare si contano 10 grandi sorelle, multinazionali, tra cui Neslé, Unilever, Coca Cola, che di fatto la gestiscono quasi interamente. Per il mercato del petrolio, invece,  la situazione è un po’ diversa, visto che le parti in questione sono molte di più, anche a causa delle guerre in atto in alcuni territori dove si estrae petrolio, che rendono alquanto instabile tutto il quadro.

Le 10 multinazionali dell’alimentare, se ben analizzate, pare che poi non usino la loro sproporzionata forza per aiutare a creare un sistema alimentare più equo. Ma anzi da più parti le popolazioni si lamentano perché la loro attività danneggia la sicurezza alimentare e le opportunità dei poveri, rendendoli sempre più affamati. Ed anche la responsabilità sociale che tali gruppi pubblicizzano, spesso trascura materie prime e servizi importanti per le popolazioni.

Il mondo del petrolio è una realtà ancor meno trasparente, che investe tutti i continenti. In alcuni casi il controllo sui pozzi è una delle poste in gioco più alte (si veda Iraq, Libia e Siria), che devasta l’ambiente e non permette alle popolazioni del luogo (che riescono a resistere) di vivere una vita che possa definirsi “umana”.

Le grandi riserve energetiche del pianeta fanno gola a molti e le principali sono sparse ovunque. Dal Venezuela, all’Iran, alla Russia, all’Arabia Saudita, agli Stati Uniti (primo produttore mondiale), alla Sira, all’Omar, alla Libia, all’Iraq ed al Kuwait, alla Cina, al Brasile ed al Messico.

Sempre più le strade di cibo e petrolio si intersecano tra di loro, come per esempio in Venezuela, dove si produce troppo poco cibo e scarseggiano le medicine per i bisogni della popolazione, che il governo venezuelano deve barattare con la Giamaica,  in cambio di petrolio.images

Ma non solo. L’agricoltura industriale, come dicevamo nelle mani di un pugno di multinazionali, ha imposto il petrolio come materia prima essenziale nella sua filiera: dalla coltivazione, alla raccolta, alla commercializzazione,  fino al consumo. L’ agricoltura moderna quindi, non solo non ha messo fine alla fame nel mondo,  ma ha reso il proprio settore sempre più dipendente dal petrolio.

Un’alimentazione dipendente dal petrolio, in un intreccio di relazioni pericolose ed interessi troppo grandi per i comuni mortali, anche solo per essere raccontate.

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