Leva si, leva no

Discutiamone un attimo. Sarebbe un ritorno al passato, è vero, ma forse con qualche variante.

Ripartiamo dai nostri figli, che  nella maggior parte dei casi,  inizialmente viziati, quando maggiorenni continuano ad essere, per forza o per convenienza,  dei bamboccioni (  dal primo uso di Padoa Schioppa nel 2007), termine diventato  corrente per definire quanti protraggono la loro permanenza , oltre le attese, sotto l’ombrello familiare.

Ci piace anche citare la frase di Elizabeth Kolbert americana giornalista e autrice che giudica senza mezzi termini  i bambini americani “ …con l’eccezione dei rampolli della dinastia Ming e di quelli dell’aristocrazia nella Francia prerivoluzionaria, i nostri figli sono i più viziati della storia dell’umanità… “ .

Dopo aver scaricato così i nostri figli, lasciamo da parte  l’oggetto del contendere che riguarda se è sbagliato pensare che una mamma o un papà siano gli unici responsabili del comportamento di un bambino,  concentriamo sul tema che vogliamo affrontare oggi.

immagine 1E’ giusto ripristinare una sorta  di servizio civile o militare ? Il 1984 fu l’ anno dell’ultima leva.

Da qualche tempo e da più fronti  si stanno riaffacciando proposte che indicano nella soluzione di un ritorno al passato la via  per il bene delle nostre comunità. Anche l’attuale Presidente del Consiglio avrebbe accennato ad una proposta di “mini naja”  così come ad nuovo servizio civile volontario. Con l’idea di assicurare una leva di giovani per il servizio militare o per un servizio civile nazionale, aperto ai giovani, anche stranieri, tra i 18 ed i 29 anni, per 8 mesi , prorogabile a 12. Con la duplice finalità. Di far servire le nostre comunità gratuitamente, approcciando l’individuo al mondo del lavoro.

Su questo tema la battaglia infuria.

C’è chi dice che ripristinarla “è un dovere” , visto che tale servizio fu scuola di vita e servirebbe per ricostruire quel senso civico e del dovere in un paese, il nostro, nel quale la maleducazione e l’indifferenza la fanno da padrone.

C’è invece chi la ritiene una tassa sulla gioventù,  un modo per fornire nuovi iscritti alle associazioni d’arma e mano d’opera a costo zero alle associazioni attive nel sociale.

Personalmente credo che la verità stia…nel mezzo. Tutte e due le parti hanno una buona parte di ragione. Anch’io ho figli che potrebbero essere “chiamati”  e francamente una tale iniziativa potrebbe anche non dispiacermi. Basta che non si riduca ad una semplice presenza con soli costi e  senza alcun beneficio per entrambi le parti.

immagine2Infatti non vedrei male una nuova forma di servizio civile o militare ; una nuova leva, ma con molte varianti rispetto a quella conclusa nel 1984. Le prime che mi vengono alla mente sono queste : obbligatorietà per ambo i sessi, periodo limitato a sei mesi con proroga volontaria fino ad un anno, attività da svolgere nella provincia di residenza, possibilità di integrarla con una attività lavorativa o con un percorso di studi già in corso. Il giovane dovrebbe decidere in quale campo cimentarsi, proponendo esso stesso il piano di azione, tra le molte possibilità che dovrebbero essere presentate dalle istituzioni competenti. Facendo importanti esperienze anche al fine di poter decidere sul proprio futuro di studi e lavorativo.

In Italia l’opera del volontario è fondamentale ma le risorse sono sempre insufficienti. Aprirsi ad una nuova leva, se ben organizzata potrebbe portare a benefici per  tutti.

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