Vecchi confini e vecchie frontiere, nuovi muri

Mai come in questi ultimi tempi sentiamo parlare nuovamente ed insistentemente di confini e  di frontiere. In Europa dopo la caduta del muro di Berlino e  gli intervalli della guerra dei Balcani ed il problema tutt’oggi aperto dell’Ucraina,  si era creduto che i confini e le frontiere fosse un problema ormai superato, tanto che con il trattato di Schengen dal gennaio 1993 si stabiliva pure il diritto di libera circolazione di persone attraverso gli stati dell’Unione Europea.

imagesFino a quando i flussi di persone migranti degli ultimi tempi hanno riaperto all’ improvviso  la questione dei confini e delle frontiere, così da obbligare diverse nazioni ( Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Olanda, Germania ) a sospendere il trattato di Schengen ed a ristabilire i controlli alle frontiere.

Frontiere, luoghi ricchi di storia, un tempo attraversate da migliaia di persone  “straniere” , soggette a possibili controlli per i posti di blocco di polizia. Frontiere che poi  sono rimaste abbandonate ed inghiottite dalla natura circostanze, raramente riconvertite e rinnovate.

Il simbolo di un’Europa che non esiste più sta rinascendo inaspettatamente in forma più esasperata,  non solo come frontiere, ma anche e soprattutto come confini, sempre più controllati dalla polizia  ed in certi casi oggetto di costruzione di muri per impedire l ’attraversamento alle  persone.

Seguendo l’esempio della barriera tra Stati Uniti e Messico, anche l’Ungheria si è sbrigata ad innalzare un muro alla frontiera con la Serbia.  Altri Stati hanno invece rafforzato i controlli di polizia sui confini.

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Dalla libera circolazione, all’innalzamento di muri, il passo è stato purtroppo repentino.

C’è da ricordare che il muro più chiaccherato, anche se da noi “avvertito” come lontano, perché appartenente ad altro continente, è senza dubbio la barriera di separazione costruita da Israele in Cisgiordania, allo scopo di evitare l’ingresso ai terroristi palestinesi nel territorio ebraico. Lungo 730 km, corretto in più punti agli inizi degli anni 2000, per le pressioni avanzate dalla comunità internazionale, perché considerato come un modo per annettere parte dei territori occupati palestinesi, la barriera di separazione israeliana è senza dubbio un duro colpo all’armonia ed alla collaborazione tra popoli, anche se va considerato che con tale costruzione gli attentati in Israele sono molto diminuiti  .

immagine2Ed invece l’Europa, che troppo spesso si è limitata soltanto a compiere  il proprio “dovere” umanitario, non si è mai prestata fino in fondo per una reale gestione politica del problema delle guerre locali, della miseria e della povertà, che in  Africa ed in molti paesi asiatici, ha assunto dimensioni tali da obbligare le popolazioni a trovare rifugio in massa altrove. Europa che alla fine si è ritrovata impreparata a ricevere una massa di profughi disperati.

L’Occidente, il nostro Occidente, che resta dunque incatenato nella sua apprensione, forse terrorizzato da questa “invasione” pacifica di famiglie disperate, di fatto all’ultima spiaggia, ritiene di contrastare e risolvere il problema, anche alzando veri e propri muri, che alla fine provocheranno ancora odio ed ulteriori divisioni.

Se ci pensiamo bene le frontiere , i confini ed i muri rappresentano una gabbia per tutti, non solo per chi vuole cercare di entrare, ma anche per chi vi è già dentro e crede di essere al sicuro.

 

 

 

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Un commento a Vecchi confini e vecchie frontiere, nuovi muri

  1. guido monferrà dice:

    Le frontiere oggidì sono il limite naturale linguistico e territoriale di ogni popolo stanziale che si identifica in una nazione. Esse vanno comunque difese come ugualmente dovrebbero essere difese dagli stessi profughi i loro confini dai quali invece fuggono. I pietismi portano al fallimento mentre i sostegni umanitari si devono gestire lavorando in sede internazionale in modo attivo, come faceva Berlusconi, ad esempio, con tutti i suoi difetti e pregi. Essere deboli vuol dire cedere alle forze (cinesi che acquistano territori africani, isis, tumulti interni e guerre civili) che approfittano della nostra debolezza e della nostra inettitudine, più che altro dei nostri governanti alla mercé dei poteri forti e privilegiati che vendono armi e pensano di guerreggiare in nome della pace, di politici “spalleggiatori” che auto alimentano con colpa il proprio reddito rispetto al cittadino che non può fare politica di difesa e che di conseguenza diventa adesso sempre più povero.

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