Le comunità dell’orto

Anch’io nel mio piccolo, più  precisamente nel mio quartiere, ho iniziato da circa un mese un percorso che dovrebbe portare alla realizzazione di una comunità dell’orto, in gergo chiamata community garden. Personalmente mi sono avvicinato a tale iniziativa più per socializzare e conoscere altri residenti del quartiere che non per la finalità di tirar su un orto, anche perché personalmente avrei un po’ di spazio per farlo anche a casa .

Dopo un primo incontro nella biblioteca del quartiere per valutare l’interesse generale  di una simile iniziativa, sono iniziati dei laboratori di progettazione dell’orto. Mediamente siamo una vendita di persone, coordinati da un agronomo con altre esperienze di community garden,  sia a livello di scuola, che di quartiere. Il fine dell’iniziativa è quella di avviare un percorso partecipato che dovrebbe portare alla nascita di un orto ( da realizzare  in un giardino pubblico ) aperto a tutti. Uno spazio in cui unire cibo, lavoro, convivialità cultura e molto altro.images

In Italia il fenomeno degli orti urbani è più recente rispetto ad altri paesi, ma è in crescita . Forse perché l’aspetto rurale da noi è stato sempre  più presente rispetto che altrove, dove il progresso e il consumismo hanno sopraffatto il verde urbano, le relazioni  e l’integrazione tra le persone.

Così gli orti urbani,  più che risorsa concreta per famiglie, rappresentano soprattutto un beneficio per la comunità, il quartiere. Infatti possono diventare lo strumento per migliorare  la qualità di vita, la sostenibilità urbana, i rapporti tra le persone ed il rapporto con l’ambiente e la natura.

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Trovarsi all’aperto attorno ad un orto per cominciare a conoscere la natura, fare esercizio fisico, sviluppare amicizie e le proprie capacità, migliorare le conoscenze circa la nutrizione, iniziare un percorso di educazione ambientale. Queste alcune delle esperienze che si possono fare attorno ad un semplice orto urbano. Con l’ obiettivo finale di creare comunità. Comunità che fino a poco tempo fa, soprattutto  nelle grandi città erano composte da singoli individui o piccoli gruppi di familiari o amici, ma che oggi con lo strumento della community garden, anche e soprattutto all’estero, si stanno ampliando.

Londra, New York, Berlino, Roma. La vita frenetica di tante “formichine”, che si spostano da un capo all’altro delle metropoli, ad un certo punto si può fermare attorno ad un orto. Anche un minuscolo orto che può sorgere sul terrazzo di un grattacielo, nel cortile di una borgata, in un parco pubblico, in una vecchia linea ferroviaria dismessa. Ed intorno ad esso possono nascere semplici ma importanti momenti conviviali, momenti di poesia, di spettacolo, di gioco.

In un’epoca in cui la globalizzazione prende sempre più piede e l’uomo si muove freneticamente lottando per la sopravvivenza o ricercando il massimo successo, il community gardening può rappresentare uno stop, un momento in cui riflettere, necessario  per costruire una valida alternativa a un modo di vivere , il nostro, che sempre più presenta eccessi difficilmente giustificabili.

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