Le armi in mano al nostro Stato

Per combattere questa guerra lo Stato italiano ha bisogno di armi, che in questo momento sono rappresentate dai soldi, da distribuire alla collettività direttamente o attraverso i servizi degli Enti Pubblici e dei Servizi Sanitari.

Come si fa allora ad avere più armi possibili? Ci sono soprattutto queste tre opzioni, per un Paese come il nostro già in grosse difficoltà economiche.

  1. Lo Stato può prendere in prestito i soldi, facendo debiti o deficit che dir si voglia. C’è però da stare attenti che in giro non venga il dubbio che lo Stato non sia in grado di ripagare il prestito contratto, perché troppo alto e perché risulta evidente che non riesce a gestire la cosa pubblica con la diligenza del “buon padre di famiglia”; a quel punto l’economia va in crisi, gli interessi sul debito pubblico crescono, lo spread cresce e la spirale del debito pubblico non si ferma più, anzi cresce ancora, con rischi di default.

  2. Lo Stato può tassare, ma non sembra questo il caso ed il momento. Perché già il nostro Paese ha una imposizione fiscale molto alta e poi la gente già ora non arriva a fine settimana e nuove tasse porterebbero il paese a ribellioni di piazza o a cambiamenti radicali di Governo alle prime elezioni utili, per ribaltare tale impostazione.

  3. Lo Stato può stampare moneta (premesso che essendo il nostro Paese all’interno della Comunità Economica Europa, ed essendoci la Banca Europea sopra tutte le altre, purtroppo tale decisione non spetta al nostro Governo). Questa strada può sembrare in apparenza la via più facile ma non lo è, è un percorso da ponderare bene sui cui non bisogna eccedere. Perché stampare soldi, per diversi motivi che ora tralasceremo, è bene saperlo, non crea ricchezza, altrimenti nessun Paese avrebbe debiti. E stampare troppa moneta può innescare un circolo vizioso di inflazione e svalutazione dei soldi e dei beni posseduti, che può fare parecchio male. Ma stampare la quantità giusta di moneta, senza indebitare ulteriormente il Paese,  distribuendola poi a quelle famiglie ed a quei piccoli comparti di economia veramente in crisi, cercando di far ripartire l’occupazione, può invece essere una strada percorribile che aiuterebbe la nazione. Peccato che ci sia il “posto di blocco” della UE; va capito come poterlo superare…

Io in questa fase drammatica utilizzerei un poco del punto 1) ma soprattutto cercherei la via per arrivare al punto 3).

Stefano Bortoli

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