Lavorare per educare, contro l’imbarbarimento della nostra società

L’imbarbarimento della nostra società è evidente. Il processo nasce in primo luogo dallo sfaldamento delle famiglie, dalle separazioni, dalle troppe ore passate fuori casa, dai sempre meno contatti con i figli, dal troppo lassismo nella scuola. L’imbarbarimento della nostra società prosegue con l’essere fomentato da certi media, da certi social, da certa politica che usa toni accesi e provocazioni, ma anche dalle nuove tecnologie, strumento di distrazioni e non solo.

Perché oggi la nostra società pensa di vivere immediatamente, di impulso, con comportamenti che alla fine dimostrano più che altro una ignoranza diffusa e spesso anche arroganza.

Troppe le volte in cui si vede il prossimo come uno sgabello per salire più in alto o come un ostacolo alla propria realizzazione.

Sentire pronunciare a qualcuno la frase …che uomo, persona di altri tempi…  sarà sciocco ai più ma, non lo nego, a me fa venire quasi i brividi, per l’emozione.

Il tredici novembre scorso è stata la giornata mondiale della gentilezza. Le giornate mondiali se celebrate, denotano che c’è un problema intorno a quel dato tema, che va ricordato e tenuto in considerazione.

In effetti la gentilezza è una parola pressoché cancellata dal nostro lessico e dalle nostre abitudini, perché la gentilezza è una disponibilità che nasce dall’ educazione.

Educare, alla fine, è la premessa della gentilezza, che viene di conseguenza. Poi a seguire per un vivere sereno e conviviale verranno fuori gli altri sentimenti come la simpatia, l’empatia ecc.

Il processo educativo rappresenta, insieme alla cultura, le fondamenta di una società civile. Non c’è dubbio che oggi questo processo vada ricostruito perché viene troppo spesso a mancare. L’ impulso naturale della gentilezza e della simpatia, derivazione dell’educazione, ma si scontra e viene sopraffatto dall’impulso, che oggi è divenuto naturale, e dell’arroganza, che trova terreno fertile nell’ignoranza.  

Ed allora ognuno di noi con sforzi e rinunce, nel proprio contesto, può e deve lavorare per educare, perché l’educazione è alla base di una società civile e conviviale.

Stefano Bortoli

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