5 -La storia siamo noi – considerazioni sul periodo fascista ed avvicinamento al secondo conflitto

Gli  anni trenta vedono il mio trasferimento nella scuola di Piazza S. Maria Bianca, nel centro storico di Lucca. complesso scolastico molto ampio, classi numerosissime; fu la destinazione più impegnativa della mia carriera lavorativa anche perchè il ventennio fascista ( 1925 -1945 ) stava cominciando a pesare su tutta la popolazione. Oltretutto alla fine degli anni ’30 si presentò purtroppo anche la questione ebraica, sotto la spinta dei dei tedeschi .

Ecco alcune  foto esemplificative  delle mie numerosissime classi maschili nella scuola di Piazza S.Maria Bianca.

classi si S.Maria

 

Parliamo per un momento del periodo fascista, dato che fino ad ora non mi ero ancora espresso. Le regole e gli obblighi, sempre più stringenti, oltre alla crisi finanziaria mondiale del 1929 che colpì anche il nostro paese,  non permettevano di vivere serenamente. Giocoforza dovevamo adeguarci, anche perché c’era una famiglia da tirare avanti.

Visti i mieri trascorsi militari fui selezionato ed inserito nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Si trattava di un’armata fascista che nel 1923 il dittatore, appena salito al potere, volle affiancare alla Forza regolare dello Stato.Mi fu dato il grado di Centurione, L’ordinamento gerarchico e dei reparti si rifaceva alle terminologie di memoria romana: i decurioni comandavano la squadra, i centurioni la centuria, i seniori la corte, i consoli la legione.
centurione fascistaEccomi in veste di Centurione. In pratica io mi dovevo recare al Palazzo del Real Collegio di Lucca, in centro storico, nel tempo libero,  dietro la chiesa di S.Frediano, dove c’erano gli uffici della GIL ( Gioventù italiana del littorio ),  dove svolgevo solamente compiti di ufficio. Fui assegnato a quella struttura perchè lavoravo in centro storico. Per me si trattava di un impegno obbligato , a cui non potevo oppormi . Come obbligatorio era il fatto di dover andare il sabato mattina a scuola sempre con la camicia nera.

Anche questa costrizione mi pesava parecchio e spesso discutevo con mia moglie perchè alcune volte pensavo di non rispettarla. Anche perchè la camicia di colore nero, non mi piaceva affatto. Ma Aladina, donna saggia e remissiva, mi pregava di rispettare le regole, per non incorrere in inutili rischi .

Un sabato però decisi davvero che non sarei andato a lavoro con la camicia nera. Volevo vestirmi come piaceva a me. Non ricordo il colore della camicia, ma senz’altro non era nera, neppure grigia. Con la bicicletta, come tutte le mattine, mi avviai sulla via Sarzanese, ma poco fuori le mura, a  Porta  S.Anna, intravidi in lontananza un posto di blocco, dove i fascisti controllavano i passanti dalla Porta . Non mi era mai capitato di incontrare un posto di blocco durante il mio tragitto casa-scuola, e per di più di sabato, di prima mattina. Allora ripensai alla camicia che avevo indossato, che non rispettava le regole; mi fermai, mi coprì accuratamente con il soprabito , in modo tale che non si vedesse la camicia che indossavo e cercai di transitare velocemente. Tutto andò liscio, ma un minimo di apprensione ci fu.

Torniamo alla vita di tutti i giorni. Come dicevo la scuola mi impegnava molto visto che le classi erano numerossime. Ma l’impegno scolastico continuava anche al pomeriggio. Nel preparare le lezioni, nel correggere i compiti, nel fare ripetizioni a diversi ragazzi o nell’accompagnarli verso l’esame di ammissione alla scuole medie. Ed inoltre, tanto per non farmi mancare niente, rilegavo pure i libri, soprattutto scolastici, per chi me lo chiedeva.

Insomma ero molto attivo , anche se tutte le attività ( professionali, volontarie ed obbligate ) venivano svolte in uno stato di salute un po’ precario. Infatti  l’asma che mi accompagnava dalla fine della prima guerra mondiale ( nessuno può levarmi dalla testa che tale patologia sia insorta a causa del del grande freddo patito sui monti , in trincea ) mi debilitava e francamente apparivo sofferente e precocemente  invecchiato.

Oltre a ciò non posso non ricordare che nel 1936 fui assalito da  una brutta infiammazione ai bronchi, una vera e propria polmonite, che mi relegò a letto per molti  giorni. Dopo lungo patire ne uscì indenne,  per fortuna, ma tutta la famiglia fu parecchio preoccupata . Questo evento, veramente duro da superare,  è rimasto sempre nei mieri ricordi, tanto che è stato pure inserito nella poesia  dedicata a mia moglie nel 43° anniversario di nozze. Riscrivo volentieri il periodo perchè fa capire meglio di ogni altra  parola la situazione vissuta :

“…Nel ’36 avemmo un triste evento. Per morbo che colpimmi quasi a morte; fu questo per la moglie un gran tormento, per una eventual funesta sorte.Sempre fidenti nella Provvidenza, fece che il mal si risolvesse in bene, lì che la famiglia non fu senza , di quell’aiuto che le si conviene…”

Con il primo settembre 1939,  60 divisioni tedesche invadevano la Polonia. Aveva inizio la seconda guerra mondiale.

I problemi civili e sociali si aggravavano. Mio fratello Michele si era trasferito ad Asmara, in Eritrea, dove viveva e lavorava come camionista. Pensava di avere maggiore fortuna che a Lucca. Ma la moglie Linda Giannini ed i figli Maria Paola e Giampiero erano rimasti a casa e la mancanza del padre si faceva sentire. Le risorse per andare avanti erano limitate. Personalmente avevo a cuore la la famiglia di mio fratello. I figli erano spesso a casa nostra a mangiare o a dormire  e per un certo periodo di tempo mi presi l’incarico di accompagnare a scuola anche la nipote Maria  Paola. Nonostante il mio impegno, un giorno nell’estate del 1941,  mi fu recapitata a casa una busta che proveniva dall’Avvocato Bandoni di Lucca, amico della cognata  Linda . Nella busta c’era una una lunga lettera, con cui l’Avv. Bandoni cercava di coinvolgermi ancor di più nell’assistenza e nella gestione della famiglia di mio fratello .

Ecco il testo.

avvocato lettera 1

avvocato lettera 2

avvocato lettera 3

avvocato lettera 4

 

 

 

 

 

 

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