La speranza mal riposta in un calendario di calcio

Il 29 luglio è uscito il calendario di calcio di serie A dell’edizione sportiva 2019-2020. Il calcio è risaputo, è il più importante sport italiano ed uno dei primi settori industriali del nostro paese. Attorno a questo mondo gira tanta, troppa gente, spesso pagata smisuratamente.

All’uscita, per l’appunto, del calendario delle partite di tutta la stagione, tanti i commenti social, dal serio, al divertente, all’ironico.

Uno in particolare mi ha fatto riflettere più di altri.

La mia vita riprende ad avere un senso… Questo il commento social tra il serio ed il faceto di una persona, riferito all’uscita del nuovo calendario di partite per l’annata calcistica 2019-2020, che mi dà lo spunto per esprimere alcune considerazioni, partendo però dal pensiero di due personaggi molto legati al mondo del calcio:

  • Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticato che è gonfio d’aria (Giovanni Trapattoni);
  • Il calcio – dichiarava in una intervista Pier Paolo Pasolini (che è stato pure una fantasiosa ala destra) è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Ho sottolineato gonfio d’aria perché anche se non so se il pallone è ancora gonfio d’aria, visto che la tecnologia in ogni campo avanza, è comunque evidente a tutti il fatto che il mondo del calcio è senz’altro gonfiato ad arte, per cercare di attirare il pubblico e gli sponsor, dato che di spettacolo (altra parola sottolineata), in giro, ormai ne vediamo ben poco.

Pubblicità emozionanti sono l’anteprima di partite più che altro deludenti che fanno soprattutto venire sonno; stadi sempre più vuoti, per via delle tv a pagamento e perché ormai superati, scomodi con scarsa visibilità e sicurezza, dove oltretutto solo per i comuni mortali, con la fedina penale pulita, è difficile pure entrare ; spettacolo calcistico ridotto ai minimi termini, dove i protagonisti (i calciatori) sono più che altro attori, acrobati particolarmente esperti nel fingere cadute e nel fare tuffi e salti; di gioco maschio nemmeno più l’ombra (lo dimostra il fatto che la maggior parte degli infortuni sul campo è dovuta soprattutto a problemi personali e stress fisici e non a scontri di gioco); le squadre un tempo composte da 16/18 giocatori tutti conosciuti ai più, oggi sono composte da 25/30 giocatori, di cui buona parte non pervenuta al grande pubblico, oltre a diverse altre decine di atleti profumatamente pagati, fuori rosa o temporaneamente parcheggiati in altre compagini, di cui difficilmente si riesce a disfarsi.

Vorrei concludere con una frase di Giacinto Facchetti, persona squisita, che è stato un bravo calciatore e dirigente sportivo, che credo possa racchiudere in poche parole la situazione di oggi, nonostante fosse stata pronunciata un ventennio fa:

Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.

Stefano Bortoli

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