La prescrizione del pane

Nel nostro paese periodicamente ci viene quasi imposto di porre l’attenzione su un tema che viene promosso dai politici o dai media o da entrambi.

Si va ad ondate più o meno lunghe e più o meno alte, con strascichi che possono andare avanti anche alcuni mesi, poi tutto finisce nel dimenticatoio. Qualche ondata cresciuta troppo, a volte, dalla spinta, riesce pure a far cadere anche il Governo in carica.

Ora è il tempo dell’onda della prescrizione, termine legato al mondo della Giustizia. Prescrizione significa che a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo senza che l’azione giudiziaria sia conclusa con sentenza definitiva, il reato viene comunque estinto e l’azione giudiziaria finisce.

La prescrizione la vorrei paragonare alla scadenza del pane. Si proprio il pane, il prodotto alimentare per eccellenza, che la storia ci ha sempre raccontato come simbolo di civiltà e del mondo. Come lo dovrebbe essere la Giustizia, con la G maiuscola.

Discutere della prescrizione alla fine è come discutere della scadenza del pane, cioè del termine entro il quale va consumato. Generalmente il pane è fondamentale che venga venduto nella giornata di produzione, ma non è così importante che sia evidenziata la sua scadenza anche perché, quando non è più fragrante, può essere utilizzato in altre forme (esempio grattugiato).

Così, immaginare tutto questo interesse intorno alla scadenza del pane rispetto ai componenti usati per la produzione, alla provenienza dei cereali, all’impasto, alla lievitazione, alla cottura in forno, in effetti fa un po’ sorridere.

Allora perché tutti a discutere della “prescrizione” come se tutti i cittadini discutessero della scadenza del pane? Perché, come per la Giustizia, forse il ciclo della produzione del pane presenta lentezze, ingredienti di scarto, mancanze, errori, così che quando viene sfornato non è come dovrebbe essere. Infatti, oltre ad essere passato troppo tempo rispetto alla media di tempo necessaria per la produzione, la stessa non risulta effettuata a regola d’arte.

Con superficialità si discute e ci si concentra sul prodotto che esce e che si tocca con mano, ma non si vuole invece indagare intorno alle mancanze che sono a monte del prodotto finito. Un po’ perché non sono semplici da capire, un po’ perché forse ci vogliono troppi soldi ed anche troppo tempo.

A molti preoccupa il fatto di non inserire una scadenza ad un pane che già non è perfetto e potrebbe nuocere alla salute; ma a tanti altri preoccupa anche il fatto che inserendo una scadenza si limiti la possibilità di vedere quanto e come potrebbe ancora andare avanti.

Ma il problema del ciclo di lavorazione quello resta sempre, ed è quanto invece andrebbe risolto.

Pubblicato in Politica - Scuola - Società e con Tag , , , , , . Usa il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciotto − 8 =