La percezione di non avere opportunità

Non è facile scrivere su questo argomento. Tanto se ne è discusso e tanto se ne discuterà.

Tanti, troppi giovani volenterosi, abbandonano il bel paese verso mete vicine o lontane alla ricerca di un lavoro e di  soluzioni di vita, perlomeno sufficienti. E’ sempre più facile sentire in giro i racconti di genitori sui figli, ormai trasferiti all’estero, definitivamente.

Altri rimangono in Italia, ma solo in pochi, troppo pochi, riescono ad accrescere il proprio senso di responsabilità, a mostrare le proprie abilità professionali ed a alimentare la propria autostima.

Per non parlare poi delle tante persone finite nel limbo, coloro che hanno perso il posto negli anni della maturità e sono troppo vecchi per trovare un’altra degna occupazione, troppo giovani per andare in pensione. Alcuni con grande forza di volontà, nonostante la non più giovanissima età (per ricominciare faticosamente dal nulla), provano a rivolgersi oltre confine, altri cercano di rinascere in Italia con un nuovo lavoro o si adattano nel precariato di ogni genere.

La ripresina c’è stata, c’è ancora, ma è appannaggio di pochi e soprattutto i contratti offerti per cavalcare l’onda di questa situazione, di crescita marginale, sono troppo spesso precari, come pure sono insufficienti per poter svolgere una vita almeno dignitosa.

Tutto questo alla fine ha fatto perdere la convinzione, che a volte si trasforma in sensazione di paura (anche se ormai può considerarsi stabilizzata).

Ma più che altro, quello che resta e che si assapora, amaramente, in Italia, è quella percezione di non avere opportunità, di non avere il pur minimo controllo,verso un mercato, quello del lavoro, che da noi, difficilmente arriva a rispettare gli standard, pur minimi, proposti dai più industrializzati paesi europei.

Ripeto, questa percezione di non avere opportunità è talmente destabilizzante, che ancor prima di aver provato tutte le strade possibili, spinge l’individuo ad allontanarsi rapidamente o a rinchiudersi in sé stesso.

La classe politica e la classe dirigente del mondo del lavoro non possono far finta di niente!

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