La parola “dovere” nella scuola è stata messa alla porta

Nella scuola la situazione sta sfuggendo di mano, come in altri campi. Ma la scuola rappresenta le fondamenta di una nazione, la base per costruisce la società civile. La “campanella“, ma stavolta di allarme, è già suonata troppe volte, non c’è più tempo da perdere.

Il nuovo Governo dovrebbe inserire tra i primi punti del programma, anche se non presente, la questione scuola. Tre righe generiche nel programma, in effetti sono state scritte, ma non hanno nulla a che vedere con la vera e propria emergenza in cui siamo precipitati. La speranza è che qualcuno, laggiù, nei palazzi, se ne accorga.

Va organizzata rapidamente una nuova strategia per invertire la rotta, prima che sia troppo tardi. Ci sono troppi episodi sconvolgenti di ragazzi e genitori, ma non solo. C’è anche troppo buonismo da parte di presidi ed insegnanti, i quali un po’ per paura, un po’ per non avere “grane” sia nei rapporti con le famiglie che da un punto di vista di budget economico dell’istituto, chiudono più di un occhio.

Gli scrutini sono stati fatti, le pagelle sono uscite. Alle superiori tutti o quasi promossi, anche quelli che si presentavano agli scrutini con diverse materie insufficienti. In ogni classe pochissimi rimandati, quasi nessuno non ammesso alle classi superiori, gli altri tutti ammessi alla classe superiore, nonostante che in giro ci siano tanti ragazzi che fanno troppo poco durante l’anno. Ed ogni anno sempre più lassismo e sempre meno scuole competitive e meritocratiche.  

Aiutare può essere giusto (un tempo avveniva raramente), ma regolare no, quello è troppo. Per la dignità del ragazzo che ha bisogno di maturare ed apprendere; per la dignità dei compagni che fanno il loro dovere e vedono altri, un po’  menefreghisti, andare avanti ugualmente senza problemi; per la dignità dei professori che hanno l’obbligo di dare il massimo ma anche di pretendere impegno e,  per ultimo,  per la dignità della scuola, che così facendo perde ogni forma di rispetto e stima.

Anche per tutto questo sono sempre più frequenti gli episodi di violenza da parte di ragazzi e genitori. Fatti sconvolgenti certamente, che però hanno origini non solo dall’ignoranza e dalla pochezza di alcune persone, ma anche e soprattutto dai troppi diritti che sono stati concessi gratuitamente alla massa degli alunni. Questo nel tempo porta solo a pretese, da ottenere anche con la violenza, se necessario.

Ormai la parola “dovere” nella scuola, nella maggior parte degli istituti,  è stata messa alla porta. E ciò aiuta solo ad alimentare l’arroganza e l’ignoranza che si sta moltiplicando sia nel mondo scolastico che nella società civile.

Cosa fare?

Intanto indirizzare presidi ed insegnanti verso un nuovo corso, una nuova strada ben diversa dall’attuale. Un ritorno al passato con maggiore severità e riscontro oggettivo dell’apprendimento, ma con rapporti più diretti e collaborativi insegnante-alunno rispetto al passato, come già da anni si usa fare. Poi infliggendo pene molto più severe sia per i ragazzi che per i genitori irrispettosi e violenti.

Purtroppo siamo sempre più un paese senza responsabilità e, va da sé, senza autorità,  perché le gerarchie sono saltate un po’ ovunque. E per ripartire con il piede giusto, la scuola è senza dubbio il primo fronte da riconquistare.

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