La giustizia è l’armonia della società

Non più cella ma “camera di pernottamento”. Forse non basterà aver coniato questo nuovo termine per migliorare il sistema della giustizia in Italia. Nel nostro paese delinquenza e certezza della pena sono pensieri e preoccupazioni crescenti anche perché i criminali abituali sono sempre in aumento. Il problema è vasto e di difficile soluzione; da troppo tempo esperti del settore stanno cercando soluzione che al momento non trovano o la nostra politica non vuole trovare, anche perché c’è bisogno non solo di ingenti risorse economiche ma anche di una organizzazione che investe molti comparti della pubblica amministrazione.

Senza nessuna pretesa, noi pensiamo solo a tenere vivo il dibattito, perché qualcosa è necessario fare.

Premesso che l’America è L’America e per certi versi è lontana anni luce da noi, ma noi vogliamo porre l’attenzione solo su un provvedimento, poco conosciuto, che alcuni stati americani avevano adottato negli anni ’90. Il suo nome è “’three strikes and you’re out‘”, cioè chi è condannato per la terza volta ad un reato appartenente ad una determinata categoria individuata nella legge, deve in pratica abbandonare il campo, ovvero deve essere escluso dalla società, dato che gli sarà rilasciata una pena notevolmente superiore a quella ordinariamente prevista per quel reato, o in certi casi subirà una condanna all’ergastolo o poco meno.

Tale provvedimento era stato studiato sia per cercare di eliminare il delinquente recidivo attraverso una sua neutralizzazione, come pure per avere una funzione di deterrenza verso possibili autori di nuovi reati. Tale provvedimento applicato in diversi stati non ha prodotto poi risultati così esaltanti.

La prime domande che vengono alle mente pensando ad un simile provvedimento sono queste: se chi è intenzionato a commettere reati non è minimamente dissuaso da una simile legge, dove saranno contenuti tutti i condannati? E chi li manterrà così a lungo dietro le sbarre?

Nicola Gratteri magistrato, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta, ha molte idee e proposte che in parte possono riallacciarsi alle domande suddette : … Io sono per i campi di lavoro, non per guardare la tv. Chi è detenuto sotto il regime del 41 bis coltivi la terra se vuole mangiare. In carcere si lavori come terapia rieducativa. Occorre farli lavorare come rieducazione, non a pagamento. Se abbiamo il coraggio di fare questa modifica, allora ha senso la rieducazione. Farli lavorare sarebbe terapeutico e ci sarebbe anche un recupero di immagine per il sistema

Anche i sindacati di polizia periodicamente protestano: … Chiediamo la certezza della pena perché chi delinque è consapevole che rimarrà impunito…

Che cosa manca per cambiare davvero la giustizia italiana? Il sistema carcerario è l’ultimo anello di un sistema, quello della giustizia, perennemente al collasso e gli istituti di pena, sovraffollati, dove ogni anno si contano ancora troppi suicidi, dovrebbero permettere di scontare la pena garantendo il reinserimento nel tessuto sociale, grazie a percorsi rieducativi che vadano oltre la detenzione.

E’ vero, anche noi che stiamo scrivendo passiamo di palo in frasca, da un argomento ad un altro, senza armonia, ma anche perché stiamo inseguendo il nostro il nostro sistema giudiziario che non è per niente armonico e, come diceva Platone … la giustizia è l’ armonia della società

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