L’ esegesi del nostro debito pubblico

Il debito pubblico italiano è rappresentato dalla somma dei debiti dello Stato e di altri Soggetti o Enti pubblici nei confronti di terzi, chiamati creditori, individuabili tra le persone fisiche, le imprese, le banche o altri Stati, sia nazionali che esteri.

Il debito pubblico generalmente si valuta in valore assoluto ma anche e soprattutto si rapporta con il Pil (Prodotto interno lordo) della stessa nazione.

Mi piace accostare la parola esegesi (cioè lo spiegare e l’interpretare) al debito pubblico italiano, anche se forse può sembrare un’accozzaglia profana dato che ad esegesi si associano i libri sacri, l’antichità, come pure si pensa ad una pura e corretta interpretazione.

Ma se ci pensiamo bene il debito pubblico italiano è sacro perché ormai tutte le decisioni ed i programmi gli ruotano attorno ed è anche antico perché davvero comincia ad esserlo, visto che il primo boom di debito pubblico italiano (117% del Pil) risale al 1897 con la crisi di fine ottocento (la situazione oggi vede il massimo storico in valore assoluto toccato a giugno 2019 con 2.386 miliardi, con un rapporto debito/pil al 135%).

E per una pura e corretta interpretazione noi appoggiamo la tesi che il debito pubblico italiano è molto elevato rispetto agli altri paesi industrializzati, e ciò nonostante, ancora oggi regna, un po’ in tutti i settori, la disorganizzazione e malagestione, perché esso è servito soprattutto per finanziarie la nostra inefficienza, con un occhio di riguardo al clientelismo, che è duro a morire.

Se ci pensiamo bene, il debito pubblico, nel nostro paese, alla fine è necessario per finanziare tutti i nostri difetti (esempio pensioni baby, particolari sussidi alle imprese, illimitati finanziamenti alle opere pubbliche a volte ancora incompiute o costruite in decenni anziché in pochi anni ecc. ecc.).

Risanare le finanze pubbliche rendendo l’economia e la società italiana più moderna, rappresenta una doppia azione sinergica, che può essere gestita aumentando soprattutto l’efficienza pubblica.

Tagliare la spesa improduttiva, fare maggiore spesa sugli investimenti utili ed investire davvero in ciò che oggi è importante (dalla ricerca all’istruzione): tutto questo porterebbe ad una riduzione del debito pubblico, che è poi, alla fine, quanto ci richiedono anche dall’Europa.

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