L’ autoconservazione della specie e la microsovranità

L’ Italia sarebbe anche una bella democrazia parlamentare se non ci fosse sempre stato il “tarlo” di trovare in Parlamento, oppure alla porta del Parlamento (in quanto esclusi) una miriade di partitini e movimenti che, nonostante percentuali irrisorie di votanti o appartenenti, riescono a rallentare o paralizzare l’operatore del legislatore oppure anche ad influire sui provvedimenti dei governi stessi.

Così per entrare in Parlamento periodicamente vengono pensati, adattati e votati sistemi elettorali che si alternano ciclicamente (proporzionale, maggioritario, corretto) nella speranza, per questo o quel partito o per questa o quella coalizione, di poter contare o governare a lungo senza avere intromissioni di sorta. Ma invano, perché il tarlo si incunea nei meandri del palazzo e con l’avvicinarsi delle elezioni rispunta fuori, spesso moltiplicandosi.

Gli ultimi eventi nel PD che hanno caratterizzato le prime pagine dei media, con la scissione di alcuni dirigenti che andranno a creare un nuovo movimento o partito, alla vista dei più è apparso come un qualcosa di astratto, di cui non si è capito realmente cosa sia successo, il motivo, il significato.

Dirigenti politici, in questo caso del PD, ma periodicamente sotto traccia anche di ogni altro schieramento, ritengono, ad un certo punto, giunto il momento di dare una nuova anima politica a…bla bla bla ….bla bla bla… bla bla bla… Tanto politiche e poco altro.

Ma il valore intrinseco di queste separazioni, scissioni, creazioni di nuovi partiti, è bene saperlo, va ricercato in primo luogo nella autoconservazione della specie. I politici entrati a far parte del ceto burocratico pubblico vanno a rappresentare un tipo di specie “protetta”, che non solo deve mantenersi nel tempo, ma deve riuscire a ritagliarsi una parte di potere, anche se minima, ma indispensabile per la sopravvivenza politica ed economica; una microsovranità, che si insinua per l’appunto come un tarlo, all’interno dei più grandi poteri, ai quali chiedere un poco di spazio e considerazione. La microsovranità però alla fine non fa sistema, non contribuisce ai bisogni comuni, ma anzi crea ancor più distacco tra il mondo sociale e la politica nazionale, che alla fine può sfociare in richieste di populismo e di uomini forti al comando.

Ed allora ogniqualvolta vediamo o sentiamo promesse di nuovi movimenti politici con effetti dirompenti per il cittadino e per la società, ricordiamoci sempre che esistono altri fattori come la autocoservazione della specie e la microsovranità, che potranno avere la precedenza rispetto alle necessità comuni dell’onesto cittadino.

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