Investimenti in infrastrutture: le promesse dei governi e la dura realtà

Da oltre un ventennio in Italia ogni Governo che si presenta, compreso l’ultimo, ha recitato con enfasi promesse di un grande piano di investimenti in infrastrutture, per far ripartire il paese; ma tutto o quasi è rimasto al palo, a parte qualche piccola eccezione.

Nello stesso periodo invece la maggior parte dei paesi stranieri ha davvero attuato e sta ancora realizzando quello che i nostri governanti hanno solo promesso di fare sul nostro territorio, cioè importanti investimenti in infrastrutture e non solo (trasporti, ponti, strade, dighe, stazioni ferroviarie, aeroporti, nuovi impianti sportivi ecc.). Andando in giro per il mondo è facile rendersi conto che l’Italia è sempre più lontana dagli standard dei paesi più sviluppati.

Subito ci viene fatto di dire…ma da noi non ci sono i soldi… mentre negli altri paesi si. Purtroppo tale giustificazione non sempre è valida, perché i governi che si sono succeduti, nei bilanci hanno sempre destinato o hanno ricevuto dalla Comunità Europea, anche importanti risorse finanziarie per gli investimenti. Ma nonostante ciò, nel nostro paese, la spesa effettiva in capitale fisso, rispetto al PIL, ci vede agli ultimi posti in Europa.

La dura realtà si rispecchia in questi aridi punti che, per noi, rappresentano uno sbarramento allo sviluppo ed al rinnovamento di cui il nostro paese avrebbe tanto, ma tanto bisogno. E voi cosa ne pensate?

  1. Troppa corruzione, malaffare ed incompetenza politica;
  2. Troppa burocrazia, procedure contorte, carenze progettuali e troppi contenziosi sulle gare di appalto;
  3. Non sempre vengono identificati i bisogni infrastrutturali che portano ad investimenti efficienti (esempio realizzazione di aeroporti mai aperti);
  4. Serve stabilità negli investimenti, cioè non è possibile che un governo decida di costruire un’opera e quello successivo la blocchi;
  5. Si tende a sacrificare le spese in infrastrutture di ogni tipo che richiedono anni di realizzazione, in favore di spese correnti che producono vantaggi (soprattutto elettorali) nel breve periodo; la costruzione di importanti opere può portare a grane immediate (proteste, comitati ecc.) e, quando poi digerite, vi sarà, magari, qualcun altro (avversario politico) al taglio del nastro;

Il grande piano di investimenti in infrastrutture, per far ripartire il paese, resta solo una promessa (elettorale), che ad ogni elezioni ritorna. 

Ma va detto che è pure una rinuncia consapevole dei nostri governanti, di cui oggi ne paghiamo tutti le conseguenze, nell’ennesimo capitolo del libro del declino italiano.

Colpa di una mentalità che prima o poi dovrà essere cambiata.

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Un commento a Investimenti in infrastrutture: le promesse dei governi e la dura realtà

  1. Lorenzo dice:

    A parer mio il problema principale è dovuto al fatto che in Italia ad ogni nuova legislatura la probabilità che i governanti appartengano alla parte politica di chi li ha preceduti è veramente scarsa. Non c’è continuità politica. I nuovi che arrivano devono criticare e magari abolire tutto ciò che è stato fatto in precedenza. Non riusciremo mai a venire fuori da questo stallo, forse non lo vogliamo nemmeno.

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