Intanto partiamo, poi si vedrà

I nostri vicini tedeschi hanno chiuso, hanno definito. Dopo sei mesi di trattative post elezioni, c’è stata la firma, nero su bianco. Così è nato il nuovo governo ancora a guida Merkel, venuto fuori dalla coalizione tra il partito social democratico e l’Unione cristiano-democratica, dato che nessuno era riuscito a conquistare la maggioranza dei seggi per governare da solo, o a limite, con un partito alleato.

I due partiti, inizialmente molto lontani, sono ora inaspettatamente molto vicini, avendo composto la Grosse Koalition (Grande Coalizione). Sei lunghi mesi di attesa per preparare un matrimonio che, siamo sicuri, non fallirà.

Ne siamo certi, pur non avendo la palla di vetro, perché la lunga strada che ha portato alla firma dell’intesa ed alla formazione del nuovo governo, è stata prima liberata da ogni ostacolo a cui si è poi pensato bene di aggiungere un preciso programma di viaggio, dettagliato in ogni particolare, per i quasi 4 anni di percorso. 

In pratica, i socialdemocratici hanno effettuato un referendum interno tra gli iscritti per approvare o meno la Grande Coalizione e poi, forti dell’appoggio dell’esito positivo della votazione, si sono confrontati con Angela Merkel ed il suo partito, che ha governato le ultime legislature, per redigere il programma del nuovo esecutivo. 177 pagine di contenuti, di un chiaro programma da tutti accettato, che come dicono i nuovi del Governo, li accompagnerà per tutta la legislatura.

E da noi?

Il problema è il medesimo. Nessun partito o coalizioni di partiti ha la maggioranza ed è quindi necessario che i movimenti politici, anche lontani tra di loro, cerchino una intesa. Il nostro paese non si può permettere di vivacchiare.

Le battutine dei nostri comici e di alcuni  politici sulle lungaggini dei tedeschi per formare un Governo sono francamente un po’ frivole, perché come ben sappiamo, quando un tedesco ha deciso, non torna più indietro.  

Nella seconda Repubblica abbiamo assistito invece a troppi matrimoni di convenienza, sfociati dopo pochi mesi in lotte interne e spesso in separazioni, a discapito solo del cittadino.

Speriamo che gli attori principali del nuovo parlamento che si sta per insediare prendano almeno spunto dai politici tedeschi, anziché ricamarci sopra.

Anche perché l’indole di noi italiani direbbe di comportarsi diversamente. Un accordo generale, un sorriso, una pacca sulla spalla, una bevuta ed un saluto finale con la frase: …intanto partiamo, poi si vedrà

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