Il trasformismo politico è un bel grattacapo

L’articolo 67 della Costituzione italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Va detto subito che questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento, che possono avere posizioni diverse dalla “disciplina di partito” e dal mandato ricevuto. E questo può essere anche una ricchezza per la nostra vita parlamentare, se ci pensiamo bene, perché ingabbiare un parlamentare in un programma vincolante in un arco di tempo così lungo (5 anni), può non essere giusto, in quanto la persona, come d’altro canto pure gli elettori, nel corso della loro vita parlamentare possono cambiare idea.

E per di più questo concetto è comune in quasi tutte le democrazie rappresentative, introdotto nella costituzione francese del 1791 grazie alla rivoluzione del 1789, diventato poi pilastro su cui è stata costruita l’idea moderna di democrazia rappresentativa.

Bene, detto questo andiamo al rovescio della medaglia, cioè quando il cambiamento di posizione da parte di un parlamentare diventa patologico. Allora sì che viene messo in discussione.

Infatti nella precedente legislatura, la XVII, per esempio, durata dal 15 marzo 2013 al 22 marzo 2018, oltre la metà dei 945 parlamentari tra Camera e Senato, ha cambiato idea e movimento.

Fenomeno negativo sporadico? Non direi proprio, visto che nell’ultima legislatura è esploso, ma anche nelle precedenti, più o meno nell’ultimo ventennio è stato marcato.

Nella XVII legislatura in media 1 eletto su 3 ha cambiato colore, ma ci sono stati anche dei casi in cui alcuni hanno fatto 9 cambi di gruppo (chiaramente sempre nella stessa legislatura).

C’è chi marca questo atteggiamento come spregevole e chiede a gran voce una norma che lo impedisca, sanzionando pure l’interessato, magari con la perdita del seggio (per esempio in Portogallo l’iscrizione a un partito diverso da quello per il quale si è stati eletti significa fa perdere il mandato parlamentare)

C’è chi invece dice che l’articolo 67 non si tocca e solo accennare ad un cambiamento è una bestemmia, è come il venire meno della libertà di espressione.

Intanto questo modo di agire, uscito allo scoperto nell’ultimo ventennio ha trovato un proprio nome e cognome comune a tutti: trasformismo politico.

Per il resto è un bel grattacapo, perché il crescente numero di cambi complica il già incrinato rapporto fra elettori ed eletti e rende difficile la comprensione della politica, ma è anche vero che un parlamentare può avere il diritto di agire liberamente.

Come spesso accade da noi, tutto rimarrà uguale, ma periodicamente le battaglie e le polemiche sul trasformismo politico si faranno sentire.

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