Il nuovo clima sociale

Le periferie delle città sono sempre state difficili da gestire e da organizzare, anche perché carenti di servizi e con  problematiche familiari di chi le abita non semplici da affrontare e risolvere.

Oggi lo sono ancora di più, perché si viene da un periodo di crisi economica e finanziaria che ha visto ridurre i fondi per gli Enti Locali (da utilizzare poi per il cittadino) e perché i partiti tradizionali non sono più radicati sul territorio, ed i loro componenti non si incrociano più nelle strade delle periferie, a discutere ed a cercare di sostenere e consigliare la popolazione.

Il più evidente cedimento sul territorio lo ritroviamo da parte della sinistra, soprattutto nel vecchio partito comunista, un tempo radicatissimo e disponibile a dare una mano morale e materiale anche ai più bisognosi.

Oggi la sinistra dove è, dove sta?

Nelle periferie più difficili, come ad esempio il quadrante di Roma, oggetto recentemente di pesanti attacchi verso un gruppo di rom che dovevano essere alloggiati in una zona già parecchio complicata, dobbiamo rilevare che oggi le uniche realtà presenti sono quelle dell’ultra destra (Casa Pound, Forza Nuova), con la complicità morale della destra (soprattutto la Lega).

Questa è la realtà dei fatti.

Le giunte locali non riescono a coprire i bisogni della popolazione, la sinistra sul territorio si è estinta e l’unico messaggio di presenza reale, anche se nella loro visione sbagliata, va riconosciuto che è in mano alla destra, soprattutto l’ultra destra.

Chi fa attività politica, in particolare i militanti, sa come strumentalizzare il degrado sociale, la miseria, la povertà, l’emarginazione, perché sa cosa funziona e cosa non funziona nella macchina politica.

Quei militanti della destra sono allora l’unica realtà politica presente sul territorio che guarda caso, cerca pure di dare un aiuto materiale ai più bisognosi, o perlomeno fa vedere di impegnarsi per tale fine.

Ma allora viene da chiedersi: quei politici, quei giornalisti, che lanciano messaggi, che fanno teoremi, che “pontificano”, sanno effettivamente di cosa si sta parlando, di come sono realmente le condizioni delle periferie?

Per questo c’è la necessità di una presenza capillare e costante sul territorio per vedere da vicino, per ascoltare e per poi individuare quelle priorità da cui cominciare per risolvere concretamente i tanti problemi, con un’azione quotidiana.

Va ricreato un nuovo e migliore clima sociale, ma per far ciò è necessario intervenire sul campo e non soltanto parlare.

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