Il lavoro flessibile o precariato, va pagato !

Forse il tempo del posto fisso sta davvero finendo; speriamo almeno che rimanga il posto. Ancora su questo ho dei dubbi. In ogni caso proviamo a pensare positivo ed affrontiamo la  questione – flessibilità –  che riteniamo di estrema importanza,  visti i mutamenti in atto nel  mondo del lavoro e tutte le discussioni attorno all’art. 18 dello statuto dei lavoratori ed in particolar modo alla tutela reale del licenziamento illegittimo.

immagine1Una sana flessibilità, anche se comporta parecchio sacrificio per quanti la devono vivere, può generare un importante valore aggiunto sia per l’individuo che per l’azienda. Questo posso dirlo perché l’ho provata direttamente. La mia carriera professionale è stata molto movimentata. Senza dubbio dura e difficile, ma ciò i è servito anche per acquisire importanti conoscenze ( che lavorando sempre nel medesimo posto non avrei assolutamente raggiunto ) che  mi hanno permesso di arrivare ad una formazione ad ampio raggio, con la conseguenza che sul posto di lavoro, anche a beneficio dell’azienda, i risultati possono essere  migliori rispetto a molti altri che non hanno vissuto esperienze lavorative in più contesti.

Il meccanismo che può far girare al meglio  un mondo del lavoro flessibile  deve innanzitutto mettersi in moto  quando c’è una disponibilità di posti di lavoro, per lo meno decenti. Aumentando la possibilità di lavoro, flessibile o meno, il lavoratore avrebbe la possibilità di scegliere. Siccome da noi oggi ciò non è realizzabile, tutto è in mano alle aziende, che giocano solo al ribasso, facendo sconfinare il concetto di flessibilità in precarietà con conseguente insicurezza generata nel lavoratore.

Altro concetto fondamentale è quello che il lavoro flessibile va pagato bene, meglio del posto fisso.  Appunto perché è flessibile  un lavoratore in “mobilità” ( inteso come facilmente trasferibile )  innanzitutto  costa meno all’azienda rispetto a quanto costa una persona con lunga anzianità derivante da posto fisso. Oltre a ciò l’azienda se ritiene che il curriculum  di una data  persona meriti attenzione,  deve avanzare una proposta per legarlo professionalmente all’azienda, che non può non considerare tutte quelle variabili ( stipendio, vitto, alloggio, mobilità, tempi-modi-luoghi di svolgimento  ) che siano la giusta mediazione con  la professionalità e le esigenze del candidato .

Solo così il rapporto che si va a creare tra lavoratore ed impresa è finalmente  rivolto allo sviluppo e non allo sfruttamento. Rapporto che poi , se soddisfacente e proficuo per entrambe le parti, potrebbe, perché no,  essere trasformato in futuro, anche a tempo indeterminato.immagine

Flessibilità quindi in funzione del miglioramento delle prestazioni sia economiche ( di imprese e dei lavoratori ) che sociali ( dei cittadini ), con risvolti positivi sulla qualità della vita, della salute e sulla sicurezza .

In altre nazioni è comune cambiare posto di lavoro nel corso della propria vita .

Successi ed insuccessi alla fine possono dipendere da tanti fattori :   l’impegno, le capacità , l’andamento del mercato e dell’ economia, le occasioni e soprattutto …  tanta fortuna.

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