Il coraggio di diventare soci imprenditori

Lo Stato ed in seconda battuta gli economisti, dovrebbero accettare, favorire e sviluppare un sistema di questo genere. Visto che ci vuole coraggio.

Il coraggio è quello di diventare soci imprenditori di aziende a rischio chiusura (con un business che può prevedersi ancora  positivo), attraverso l’impegno diretto e l’utilizzo, da parte dei dipendenti, oltre che della propria opera, anche della liquidazione e dell’indennità di disoccupazione provenienti dall’azienda che si trova in una procedura giudiziaria.

Dal 1986 con la Richard Ginori, sono tante ed avvincenti le storie di rivincita di dipendenti che con la formula di una cooperativa, hanno trovato la strada per mantenere in vita aziende dei più svariati settori, società che nella maggior parte dei casi si sono consolidate, ma non solo, sono anche cresciute. E’ proprio così, dato che le statistiche nazionali ci dicono che per le aziende rilanciate dai soci lavoratori, nei primi 10 anni di vita la percentuale di fallimento è inferiore al 15% (contro il 70% delle nuove aziende, denominate start-up).

E nonostante ciò non si capisce come mai l’attenzione e l’interesse generale verso questa forma di rilancio dell’economica e del lavoro sia “freddo”, lasciato soltanto all’intraprendenza ed alla testardaggine di qualche lavoratore. Non si capisce come mai i nostri economisti e lo Stato facciano fatica ad accettare un sistema di questo genere, che potrebbe risolvere tanti problemi agli italiani.

Perché nelle aziende cooperative, paragonate alle aziende private, c’è maggiore senso di responsabilità e un’alta efficienza (che non viene imposta ma viene naturale per effetto della ricreata autostima e dignità del lavoratore) e perché un lavoratore licenziato ed in attesa di occupazione costa e parecchio allo Stato, mentre con la società rigenerata non pesa sulla collettività continuando a versare contributi ed a far girare l’economia .

Così oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro, quando i lavoratori si riprendono l’azienda e la fanno ripartire, ci sono molti altri effetti sociali e politici, che troppo spesso oggi vengono sottovalutati e sottostimati.

Ed allora, sarà il caso che i nostri pubblici amministratori ed economisti comincino a fare una riflessione, da tradurre poi in provvedimenti legislativi che possano sostenere il coraggio di quanti sono disposti anche a diventare soci imprenditori dell’azienda per cui hanno sempre lavorato come dipendenti.

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