Giustizia è Democrazia?

Giustizia è Democrazia?

La risposta è “ni”, perché la Democrazia prevede che governi chi ha il maggior numero di consensi, non chi ha ragione, chi è capace e soprattutto onesto. Ma la Giustizia può essere anche e soprattutto il “termometro”, necessario per misurare il “tasso” di Democrazia presente in un certo contesto. Questo sì.

Se già prima della pandemia la Giustizia si muoveva con la lentezza di un bradipo, favorendo quanti puntavano sul mimetismo, con il Covid-19 essa si è completamente bloccata, almeno fino a metà maggio. Dopo,  lentamente, qualcosa si è mosso, qua e la in questo o quel Tribunale, per volontà o intraprendenza di pochi, o per la fortuna di non aver persone contagiate negli uffici;  poca cosa rispetto alle necessità ed alle urgenze di un sistema profondamente malato.

Così abbiamo assistito e stiamo assistendo al blocco delle udienze sia civili che penali, ai tribunali vuoti, al divieto di accesso alle cancellerie. Sono in qualche caso si sono svolti dei procedimenti urgenti da remoto grazie al ricorso alle tecnologie telematiche.

Con la conversione del Decreto-Legge sulla pandemia avvenuta il 25 giugno alla Camera, contenente varie misure relative alla Giustizia, è stata posta fine con un mese di anticipo alla chiusura delle udienze e al loro obbligatorio rinvio. Ma il sistema stenta a ripartire.

E questo non è un problema che riguarda solo gli avvocati, che non riescono a lavorare, ma riguarda ancor di più tutti i cittadini che hanno bisogno di giustizia.

Vivere in un ordinamento dove le regole (norme) sono disattese o se violate non ripristinate (senza applicare sanzioni ai danni di chi le ha trasgredite), significare vivere in una democrazia solo apparente.

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