Giovani in bagnomaria, fino a quando?

La recente statistica europea ci ha detto che mediamente i giovani italiani vanno via da casa verso i 30 anni mentre i pari età svedesi a 17 e mezzo. Più si va verso il Nord Europa e più i giovani si “liberano” della famiglia in età “acerba”, più si scende verso il Sud Europa e più l’età invece è “matura” (Malta 29,9 anni, Spagna 29,5 anni, Portogallo 29 anni e in Grecia a 28,9 anni). Bene o male i “vicini di casa” sono nelle nostre stesse condizioni.

Ma perché allora gli italiani non riescono ad avere la loro indipendenza abitativa prima dei 30 anni?

Non vogliamo certamente elencare i problemi che tutti ormai conosciamo (mancanza di lavoro, difficoltà economica per acquistare casa o per affittarla ecc.), perché a monte sta un concetto generale, una modalità di approccio, di fatto una consuetudine, che si è consolidata e che alla fine va bene soprattutto a determinate categorie, che va oltre i problemi reali che senza dubbio non mancano.

Ragazzi c’è da aspettare! Ragazzi ci vuole pazienza, ci vuole il suo tempo!

Ma aspettare cosa e chi?

Il vero problema è che ad un giovane italiano non basta più avere un curriculum scolastico quasi perfetto, un processo di crescita portato alla fine dove non si è sbagliato niente o quasi. Così i giovani che rimangono nel paese si trovano loro malgrado stritolati da un sistema che dice sempre di aspettare.

E chi lo dice di aspettare? La prassi, alcune regole (come ad esempio tirocini obbligatori post-laurea non retribuiti, dove chi ci guadagna alla fine è solo il datore di lavoro che ha forza lavoro gratuita).

Così l’Italia tiene a bagnomaria intere generazioni, molti dei quali alla fine si “perdono” nella zona grigia di quelli che non studiano più e neppure lavorano. Perché va bene così, perché dietro questo immobilismo qualcuno che ci guadagna, alle spalle dei nostri ragazzi, c’è sempre.

Poi arriverà anche un giorno che i nostri giovani forse cominceranno ad aspettare… la pensione, ma anche quella  avrà condizioni molto diverse, molto peggiori di quelle attuali.

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