Dove gettiamo la gomma da masticare?

Ogni volta che devo gettare un chewing-gum o gomma da masticare o, come si dice in Toscana, una scingomma, ho quasi un rimorso, un senso di colpa, perché sto gettando un rifiuto piccolo piccolo ma così difficile da smaltire. E per i più maleducati, volendo, è un rifiuto facilmente “piazzabile” un po’ ovunque, anche al chiuso.

Nonostante sia minuscola, la gomma da masticare alla fine è “ingombrante”, tanto che nella città-stato di Singapore, dal 1992, è stato attuato un provvedimento estremo. E’ stata messa al bando, cioè ne è vietato l’uso.

I corsi ed i ricorsi della storia ci dicono che prima si è provato a scoraggiarne il consumo (igiene, rischi per la salute ecc.), a cui ha fatto seguito la controffensiva delle  aziende produttrici, attraverso innanzitutto  il lancio delle gomme per il mal d’auto, per il mal di testa e per smettere di fumare e poi proseguita con quelle di nuova generazione (senza zucchero e con dolcificanti ipocalorici, e quindi adatte anche per chi è a dieta e soprattutto non più rischiose per i denti).

Insomma, le scingomme sono ancora presenti e sono di uso comune nella nostra società. Io per esempio la mastico dopo il pasto, in ufficio, per aiutare la digestione.

I test ci dicono che per smaltire naturalmente un chewing-gum gettato nell’ambiente ci vogliono almeno 5 anni. Meglio inserirle nel sacchetto dell’indifferenziato, anche se il problema non è totalmente risolto.

Ed allora cosa fare? Qualcuno sta tentando di trovare una soluzione.

In Argentina per esempio circa 3 anni fa è stato ideato e promosso, grazie all’opera di una scuola di specializzazione universitaria, un raccoglitore, un bidoncino per le gomme da masticare, da installare, a mo’ di cestino dei rifiuti, nelle varie zone delle città, per raccoglierle, con l’idea poi di riciclarle, per ottenere imballaggi ed accessori vari. Il bidoncino è stato chiamato Gum Point. Francamente non ho notizie se l’iniziativa ha avuto un seguito positivo.

Da un po’ di tempo anche in Europa c’è qualcun altro che vuole cercare una soluzione. Siamo in Gran Bretagna e stavolta l’iniziativa è partita da una giovane designer inglese, Anna Bullus, la quale aiutata finanziariamente anche da un’industria produttrice di chewing gum, la Wrigley, ha creato un’azienda, di nome Gumdrop, con la finalità non solo di recuperare le gomme da masticare utilizzate, ma soprattutto per lavorare il materiale raccolto e creare nuovi oggetti. Anche in questo caso ci sono dei cestini appositi, la cui distribuzione si sta piano piano allargando sul territorio inglese.

La Wrigley, oltre che sponsorizzare l’iniziativa, fornisce alla Gumdrop anche gli scarti delle proprie lavorazioni, per sostenere l’attività di rigenerazione di materiale, per realizzare, dai chewing gum riciclati,  contenitori, righelli, pettini e persino scarpe. Bene a sapersi e speriamo che tale organizzazione possa arrivare anche dalle nostre parti.

Scusate, dimenticavo una cosa un po’ frivola. La più grande bolla fatta con una gomma da masticare e documentata nei registri Guinness è di 58 cm di diametro. L’artefice, nel 1994, è stata una donna americana !

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